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dr.
divisione urologica, ospedale San Carlo (Genova-Voltri)
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Impotenza.
Storia di un'ossessione
in uscita nella primavera del 2012
“Se sapevi, ripeto, che da un certo tempo almeno, quell’animale che Dio ci diede per nostro tormento cascava in ginocchio quando avrebbe dovuto stare dritto e, insomma, andava stramazzando più del giusto perché….sei andato a cacciarti fra queste cento messe, voglio dire ad affrontare un matrimonio, e che
matrimonio!”
Vitaliano Brancati, Il bell’Antonio
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In
una sequenza memorabile nel finale del film “Il
bell’Antonio” (1960), diretto da Mauro Bolognini e liberamente
tratto dall’omonimo libro dello scrittore siciliano Vitaliano
Brancati, pubblicato nel 1949, il vecchio attore francese Pierre
Brasseur nelle vesti di Alfio Magnano, padre del
“bell’Antonio” interpretato da un Marcello Mastroianni nel
pieno del suo fulgore, muore nel letto di una prostituta
stringendo a sè una scarpa femminile, stroncato forse da un
infarto dopo una furiosa notte di sesso per mostrare al mondo cosa
è ancora in grado di fare tra le lenzuola “il gonfalon
selvaggio” di un uomo della famiglia Magnano. Alfio Magnano,
esponente di una schiatta di veri maschi siciliani, forse cerca
anche la morte che lo faccia sfuggire all’ignominia per lui più
offensiva e lava a suo modo il proprio onore e quello della
famiglia infangato dall’accusa infamante, e per lui
inverosimile, di impotenza sessuale rivolta al figlio, per la
quale il bell’Antonio è stato abbandonato dalla bellissima
moglie Barbara Puglisi, Claudia Cardinale, dopo tre anni di
matrimonio e quest’ultimo annullato per mancata consumazione.
La
vicenda di questo film e del romanzo da cui è stato tratto
potrebbe essere davvero considerata come un significativo
compendio di tutto ciò che gravita intorno all’ossessione
maschile circa la propria potenza sessuale: la virilità offesa,
il senso di umiliazione e di solitudine che assale un uomo
impotente, il maschio descritto forse nel suo stereotipo più
retrivo e forse molto italico di latin lover e di stallone, la
complessità delle relazioni sessuali ed affettive tra esseri
umani dove un uomo, invidiato e considerato da tutti uno
sciupafemmine, è innamorato a tal punto da non riuscire a
consumare il matrimonio per una forma di amore idealizzato
verso la propria donna ma, nello stesso tempo, risulta
capace di ingravidare la giovane domestica di casa Magnano con la
quale convolerà a nozze riparatrici annunciate con orgoglio dalla
madre Rosaria a tutta Catania e dimostrative finalmente della sua
potenza di vero maschio. In realtà Antonio, ancora perdutamente
innamorato di Barbara, resterà per sempre aggrappato al ricordo
struggente di sua moglie rimanendo scettico sulla sua
“guarigione”. Gesualdo Bufalino ha detto: <<un pene
innamorato è spesso balbuziente>>.
Il
tema dell’amore romantico e spirituale che sfocia in impotenza
psicologica fu già tratteggiato da una donna, Claire de Duras, ne
Olivier o Il segreto (1822) , nel quale, prendendo spunto dalla vicenda
personale della propria figlia minore andata in sposa con
il marchese de Custine, la de Duras descrive l’infelice
vicenda coniugale di Louise e Olivier minata dall’impotenza di
quest’ultimo. Stendhal nel suo primo romanzo, Armance, (1827) trasse ispirazione da Olivier o Il segreto e il
protagonista di Armance,
Octave, innamorato e ricambiato dalla cugina Armance, non riesce a
materializzare la sua passione romantica pur avendo rapporti
sessuali con prostitute e finisce, dopo essersi sposato, per
partire alla volta della Grecia insorta contro i Turchi e,
fingendosi malato, si suicida sulla nave con una soluzione di
oppio e digitale da lui stesso preparata. Non tutti concordano che
Octave si riferisse alla propria impotenza quando disse ad Armance:
“Sono un mostro” anche se esiste una lettera a Prosper Merimèe
del 23 dicembre 1826 in cui lo stesso Stendhal fa riferimento
specifico all’impotenza di Octave e tale fu l’interpretazione
datane da Andrè Gide nel suo commento ad
Armance.
Nell’Ottocento
non era decoroso parlare apertamente di impotenza sessuale o,
peggio, di come l’impotenza potesse mascherare un’omosessualità
latente. Per tale motivo Claire de Duras non pubblicò mai Olivier
o Il segreto che circolò clandestinamente solo in certi salotti di
Parigi e Stendhal non fece mai riferimento diretto in Armance all’impotenza sessuale di Octave. Il tema
dell’omosessualità latente che si manifesta nell’impotenza
nevrotica per le imposizioni e le costrizioni dei
ruoli sociali costituirà non solo uno dei contributi della
dottrina psicoanalitica di Freud ma segnerà anche il debutto di
colei che diventerà una grande protagonista della scena
letteraria del Novecento, Marguerite Yourcenar, che nel 1929 in Alexis
o il trattato della lotta vana, descrive sotto forma di una
lunga lettera l’abbandono della moglie e di una vita falsa da
parte di Alexis dopo la sua “lotta vana” contro la propria
omosessualità: “C’è un sollievo al fondo di ogni grande
impotenza.”
L’erezione,
il potere procreativo, la capacità di penetrare una donna e di
compiere l’atto sessuale da parte di un uomo secondo una
monolitica concezione fallocentrica
ne hanno definito
senza resti la mascolinità e l’identità di genere almeno fino
al XX secolo quando le cose in campo sessuale si sono via via
complicate (o chiarite?) e la totale sovrapposizione fra potenza
sessuale, identità di genere e mascolinità è andata svanendo
sotto i colpi portati negli anni Cinquanta dal sessuologo
americano Alfred Kinsey che ha ridefinito e gradualizzato i
comportamenti sessuali umani e dalla rivoluzione sessuale degli
anni Sessanta.
Come
sottolinea lo psichiatra e sessuologo francese Philippe Brenot,
“l’impotenza è molto più che un semplice sintomo corporeo,
essa ha a che fare con la perdita di identità, ferisce
crudelmente la nostra nozione del sé e pone gravi domande sul
nostro futuro”. In modo speculare, la potenza sessuale non
rappresenta solo un evento fisiologico appagante e portatore di
autostima nella vita di un uomo ma ne definisce spesso anche la
forza personale e si associa alla posizione sociale e al potere
economico e politico. La storia ci ha mostrato innumerevoli esempi
di questa sorta di simbiosi e di attrazione fatale tra sesso e
potere: il potere favorisce il sesso, il sesso spesso è una delle
porte per arrivare al potere e al successo. Cleopatra fece tremare
Roma seducendo Giulio Cesare e poi Antonio dai quali ebbe tre
figli; nella Roma pontificia molti destini papali furono decisi
tra le lenzuola da donne spregiudicate assetate di potere come
Marozia o Lucrezia Borgia, per non parlare delle favorite della
corte di Francia come Madame
de Pompadour o Madame du Barry o delle concubine del
Celeste Impero. Niente di nuovo sotto il sole! Vittorio Emanuele
II ospitava la sua amante, la “bella Rosina”, in una delle
sue svariate tenute di caccia ma a corte era un continuo
andirivieni di ragazze, definite “le graziose emigranti” e il
re non disdegnava neppure i fienili di compiacenti contadine dai
fianchi generosi per la sua “colazione del gallo”; quando non
aveva materia prima a disposizione si aggirava come un toro per le
stanze della reggia di Venaria gridando nella notte avido di sesso
al suo aiutante << Una fumna, una fumna!>> Le numerose
amanti del duce Benito Mussolini e le donne che gli venivano
portate ogni giorno in pasto come ad un moderno Moloch a Palazzo
Venezia assomigliano un po’ tristemente alle ballerine della
corte craxiana e alle odierne “escort” di Palazzo Grazioli.
Frank Sinatra faceva arrivare carne fresca da un’entrata
secondaria della Casa Bianca per quell’insaziabile erotomane del
Presidente Kennedy mentre Bill Clinton alla scrivania si dilettava
in “pratiche non ortodosse” direttamente tra le compiacenti
pareti dello studio orale, ovale
scusate, con una sua giovane stagista.
Scriveva
Romain Gary: “Era solo al mondo. Tutto poteva andare in malora:
non gli tirava più. Due occhi in cui il panico e un rancore
infinito si condensavano in una luce vitrea”. Così lo scrittore
russo-ebreo, marito dell’attrice Jean Seberg e morto suicida a
Parigi nel 1980, ne il romanzo Biglietto
scaduto”(1975), descrive
con lucidità questi momenti e ha rappresentato uno degli esempi
più realistici e più crudi dell’ossessione maschile nei
riguardi del proprio declino fisico e sessuale, del tradimento del
proprio corpo, coincidente in questo caso con la perdita del
potere economico in una società come la nostra dominata dai miti
della giovinezza eterna e della bellezza rinnovabile, modellata
instancabilmente dagli scultori della chirurgia estetica e dal
binomio eterno tra eros e potere. Come ha detto Roberto Gervaso <<all’ uomo di potere
la donna perdona anche l’impotenza.>>
Se
il comportamento sessuale umano fosse fondato solo su base
genetica, il maschio, al pari di molte altre specie animali,
cercherebbe la femmina solo in alcuni momenti dell’anno legati
al periodo fertile femminile allo scopo di riprodursi e consentire
la propria perpetuazione. Sempre secondo questa idea anche i
rapporti sessuali tra gli umani sarebbero rimasti cristallizzati
nelle ere storiche ed una relazione sessuale sarebbe stata la
stessa nell’antica Roma, durante il Medioevo e all’epoca di
Internet e di “Sex and the City”. Una coppia di coniugi nel
regno di Carlo Magno o nelle campagne fiamminghe nel XVII secolo
avrebbe condiviso le proprie aspettative in tema di sessualità di
una coppia odierna cresciuta tra contraccezione, diritto femminile
al piacere e pornografia gratuita dilagante.
Se
siete d’accordo su una visione deterministica e astorica del
comportamento sessuale umano la lettura di questo libro risulterà
forse deludente. Altrettanto, se credete che l’erezione per il
maschio sia una sorta di prodigio idraulico in cui lo scopo del
pene eretto sia quello di mantenere una sufficiente rigidità per
entrare in un oscuro canale e deporvi una certa quantità di
liquido seminale, ovviamente nella canonica posizione “del
missionario”. A suo tempo, avreste confinato il dottor Freud
nell’anonimato ed oggi avreste destinato gli attuali produttori
del Viagra e simili a concepire e a smerciare impersonali molecole
contro il raffreddore o la diarrea.
Se,
al contrario, pensate che le vicende legate al comportamento
sessuale umano siano condizionate da una ampia ed imprevedibile
serie di fattori fisici, ambientali, sociali, culturali questo
saggio potrebbe forse interessarvi. Prioritario tra tali fattori
è proprio la complessità biologica umana
che, in tema di sesso, fa oscillare l’uomo tra
la razionalità e la facoltà inibitoria della neocorteccia
cerebrale di Homo Sapiens e la visceralità del sistema nervoso più ancestrale,
l’archicorteccia, responsabile delle emozioni e dei bisogni
umani più profondi e primordiali quali la paura, la fame, il
desiderio sessuale e sede dei sensi più primitivi quali
l’olfatto e il gusto.
Lo
scontro eterno tra natura e cultura nelle loro parabole sinuose e
solo talvolta coincidenti fra loro all’interno della società
trova così in ogni singolo uomo l’ideale terreno di
autoscontro, “la tempesta perfetta” tra educazione ed istinto,
tra norme sociali e libertà sul proprio corpo, tra dovere e
piacere. Freud aveva descritto lo scontro tra le pulsioni dell’Es,
l’inconscio, e la rappresentazione psichica delle norme, il
Super-Io. Nell’occidentale “disagio della civiltà” Freud
aveva adombrato una forma di impotenza collettiva pegno
inevitabile da pagare all’osservanza delle leggi e delle norme
sociali. E’davvero difficile credere che tutto questo abbia a
che fare solo con l’atto riproduttivo e il mantenimento della
propria specie.
Nella
nostra cultura sessuale abbiamo avuto ed abbiamo scelto castità e
pornografia, misticismo e bordelli, tecniche contraccettive e
gravidanze delegate, hot-line e drastiche censure mediatiche,
guerre sante condotte con circoncisioni e clitoridectomie contro
la masturbazione e
tecniche chirurgiche per ampliare il pene o rimodellare i genitali
femminili, transessuali e anacoreti, regole e rivoluzione
sessuale, Erica Yong e i Padri della Chiesa, Dio e il demonio.
Tutto e il suo contrario.
Come
scrive lo storico inglese Lawrence Stone “gli esseri umani sono
animali che pensano: sono guidati da codici morali e dal timore
della collera divina, e consumati dal senso di colpa e dalla
vergogna…Per questo essi sono riusciti ad erigere attorno alle
semplici operazioni fisiologiche atte alla riproduzione della
specie alcune delle più bizzarre, complesse costruzioni di
precetti morali, religiosi e medici e di tabù dell’intera
storia dell’umanità.” Anche perché, aggiungo, un atto
sessuale è diventato ormai raramente “una semplice operazione
fisiologica atta alla riproduzione” ma continua ad essere un
evento che mette comunque in relazione una persona con un’altra
con delle inevitabili conseguenze sul piano psichico, sociale e
culturale nella vita di un individuo in ogni epoca storica e a
qualunque latitudine.
Prima
di arrivare a parlare però di impotenza sessuale, sarà
necessario (ed inevitabile) capire allora qualcosa di più sul
comportamento sessuale degli esseri umani e di come il sesso e il
desiderio ad esso legato siano stati segnati nel corso della
storia dell’evoluzione umana e nelle varie civiltà da
un’alternanza di atteggiamenti opposti, forse nemmeno esito
consapevole di oscillanti politiche repressive e di liberazioni
sessuali ma di una costante negoziazione, di una lotta umana tra
norme sociali e istinti individuali, tra ordine e caos. Il sesso
non è qualcosa di prestabilito, di fisso ed immutabile nel tempo
ma il compromesso fra parti, interessi e concezioni contrapposte.
Basti pensare alla storia dell’omosessualità maschile: dalla
pederastia della Grecia classica come itinerario spirituale di
iniziazione di un adolescente al processo ad Oscar Wilde e alla
persecuzione nazista degli omosessuali o alla storia della
masturbazione, esecrata e combattuta a colpi di circoncisioni
profilattiche e clitoridectomie all’alba dell’Illuminismo e
per tutto l’Ottocento, definita invece dallo psichiatra
ungherese Thomas Szasz nel 1946 come “attività sessuale
primaria dell’umanità” o, più recentemente da Woody Allen,
come “fare l’amore con qualcuno che stimate veramente” fino
alla pubblicità nel 1995 del “Mese Nazionale della
Masturbazione”da parte del sexy-shop californiano Good
Vibrations e alla vendita di raffinati vibratori per tutti i gusti
ed esigenze.
Nelle
varie società in ogni epoca storica sono esistiti ed esistono
codici, comportamenti, regole in tema di sessualità che sono
stati imposti per incanalare e controllare il flusso potente ed
irriducibile del sesso vissuto senza limiti che, simile ad un
fiume carsico, scorre da sempre sotto la superficie sociale per
riemergere prepotente e senza argini. Dalle società tribali
africane dove la sessualità femminile è stata sempre rigidamente
regolamentata dalle mutilazioni genitali all’Inghilterra
vittoriana, nella quale si coprivano in segno di pudicizia perfino
le gambe dei pianoforti fino alla nostra società odierna fondata,
almeno fino a poco tempo fa, sulla solidità dei nuclei famigliari
e sui legami monogamici, il sesso è stato “sorvegliato e
punito” come direbbe Michel Foucault. Ma è altrettanto vero che
la linea della trasgressione sessuale è stata costantemente
oltrepassata in ogni epoca e in ogni sua variazione. Il
comandamento “non fornicare” non è stato seguito da Giacomo
Casanova, dal marchese de Sade né dai libertini e l’adulterio,
descritto da Boccaccio e Chaucer, è sempre esistito da Ginevra e
Lancillotto a Paolo e Francesca; ai “libri penitenziali” sono
stati contrapposti i libri proibiti come l’Histoire
de Dom Bougre, portier des Chartreux, custodito insieme ad
altre opere proibite nell’ “Inferno” della Biblioteca
Nazionale di Parigi; i detti dei Padri del deserto non hanno
impedito la masturbazione e il sesso orale; la posizione “del
missionario”, l’unico modo per fare sesso consentito dai Padri
della Chiesa perché il più favorevole alla procreazione (NOTA),
è solo una delle varianti possibili nel libro del Kamasutra, il
testo indiano sul comportamento sessuale umano e gli afrodisiaci
sono stati ricercati con avidità dagli uomini di ogni tempo.
Non
esiste, né può esistere, una storia naturale del sesso. Si è
sviluppato ed esiste, al contrario, un vasto corpo dottrinario,
“un discorso” di come il sesso dovrebbe essere non secondo la
spontaneità dei corpi e dei desideri individuali ma secondo la
religione, la famiglia, le regole, le concezioni culturali vigenti
di ogni epoca che cristallizzano i comportamenti sessuali, fanno
assurgere a regola e a comportamento “naturale” la propria
concezione del sesso considerando perversione o devianza ogni
altra condotta, giudicano un comportamento sessuale anche secondo
la posizione sociale e il potere delle persone. Se Benito
Mussolini anziché
ogni giorno avere un rapporto sessuale con una donna diversa (er
duce se faceva la su bella zaganella, come sosteneva Navarra
portiere di Palazzo Venezia, in un salottino adattato all’uso
attiguo alla sala del Mappamondo **Fusco22) fosse stato bisessuale
come Giulio Cesare, che venne definito “la regina di Bitinia”
per la sua relazione omosessuale con il re di Bitinia Nicomede IV
o come l’imperatore Adriano, che fece erigere innumerevoli
monumenti funebri in tutto l’impero in ricordo del suo amante
Antinoo annegato nelle acque del Nilo, non sarebbe stato
considerato ieri, e forse anche oggi da parte di qualche suo
moderno epigono, il simbolo del vero maschio italico seduttore
instancabile di donne ma un semplice “frocio”.
L’omosessualità di Rudolph Nureyev sarebbe stata accettata a
suo tempo se il ballerino russo fosse stato una persona qualsiasi
o si sarebbe in pratica consentito al regista franco-polacco Roman
Polanski di avere rapporti sessuali con una minorenne e con
l’ausilio di stupefacenti arrestandolo solo dopo trenta anni in
una vicenda che ha diviso l’opinione pubblica?
Non
esiste e non può esistere una storia “normale” del sesso
perché non si conosce ciò che può essere considerato normale in
questo campo. Quando una persona può definirsi “normale”
nella sua attività sessuale? Nonostante la straordinaria
importanza e centralità del sesso nella vita delle persone che
cosa può essere considerato
normale nel sesso? E che cosa allora è patologico? Normale
equivale a “naturale” nel sesso e che cosa allora è naturale?
Che cosa è una sessualità naturale? Coincide forse con la
procreazione, con la morale corrente, con la tradizione, con le
norme sociali? Non solo le regole sociali cambiano da cultura a
cultura e da società a società ma anche nell’ambito di una
stessa forma sociale si modificano nel tempo. Era ipotizzabile
cinquanta anni fa che la televisione avrebbe trasmesso spettacoli
pornografici o che i rapporti prematrimoniali avrebbero costituito
la norma? E’immorale la poligamia islamica o di altre culture?
Sono innaturali le unioni omosessuali? Ciascuno di noi ha una vita
sessuale, ognuna molto diversa dall’altra, irripetibile nella
sua unicità e che corre sul doppio binario dell’erotismo. e
della sua repressione.
Aprendo
un qualunque manuale di sessuologia si vedrà come le prime pagine
sono dedicate quasi sempre all’anatomia e alla fisiologia e come
questo dovrebbe inevitabilmente condurre un essere umano ad una
“normale” eterosessualità. “L’anatomia è il destino”
affermava Sigmund Freud in un suo celebre aforisma ma perché
allora l’omosessualità, la bisessualità, i trans gender, i
travestiti e il loro successo nel mondo dei “normali”
eterosessuali? La biologia dei nostri corpi non può essere
slegata da un contesto sociale e dalle sue aspettative, non può
non essere modellata e modificata dall’evoluzione culturale e
dalla tecnologia. Non esiste un corpo biologico universale che
trascende cultura e storia. Come sottolinea la psicoterapeuta
Leonore Tiefer, le persone aderiscono ai modelli di sessualità
proposti principalmente per un bisogno di conformità sociale ma
il sesso “non è un atto naturale” come sostenevano Masters e
Johnson negli anni cinquanta. Perché l’atto sessuale tra due
esseri umani, così apparentemente “naturale”, in realtà
rappresenta la stratificazione di significati culturali e di
“discorsi” intorno al sesso accumulati nel corso
dell’evoluzione umana, incarna l’adesione a modelli
comportamentali vigenti e a norme imperanti, contiene in sé
enormi aspettative e speranze soggettive spesso diverse tra i due
partner.
Lo
storico americano Jonathan Ned Katz sostiene, per esempio, che
l’eterosessualità è anche una costruzione sociale e
storica così come l’omosessualità e cita come paradigma
l’evoluzione del termine eterosessualità. Nel 1901 secondo il
Dizionario Medico Dorland l’eterosessualità definisce
“l’anormale o pervertito appetito verso l’altro sesso”.
Nel 1923 il Dizionario Webster definisce eterosessualità “la
morbosa passione sessuale per un soggetto dell’altro sesso”.
Solo nel 1934, nella seconda edizione dello Webster, il termine
eterosessualità viene ad
acquistare il significato moderno: “manifestazione della
passione sessuale per soggetto dell’altro sesso, sessualità
normale”. La parabola è finalmente compiuta e
l’eterosessualità assurge al rango di norma.
Occorrerà
quindi fare un lungo salto storico all’indietro in una sorta di
genealogia del sesso per cercare di comprendere quelli che sono i
nostri attuali comportamenti e perché sono proprio così. E come,
secondo Michel Foucault, “questi comportamenti sono diventati
oggetti di sapere? Come, cioè per quali vie e per quali ragioni,
si è organizzato questo campo di conoscenza che, con una parola
recente, chiamiamo la “sessualità?” E ancora, esiste qualcosa
o qualcuno che abbia avuto o ha il monopolio della verità sui
nostri corpi? Come vedremo, l’organizzazione di questo sapere
sessuale sta diventando oggetto non solo e non più di semplici
codici morali, di dettami sociali o di precetti religiosi ma,
molto più prosaicamente, terreno fertile di una medicalizzazione
del sesso già ampiamente in atto in tema di sessualità maschile
e, ormai, anche per ciò che riguarda quella femminile.
Gli
atteggiamenti sociali, culturali e medici verso quello che può
considerarsi un tema importante e ricorrente della sessualità
umana come l’impotenza hanno risentito e risentono del clima
storico nel suo senso più esteso inserendosi in quelli che sono
stati e sono considerati i modelli (presunti) di mascolinità e di
potere maschile all’interno della società. Senza dubbio
l’impotenza è stata vissuta in modo differente quando la si
attribuiva al malocchio, alle streghe o alla masturbazione
rispetto alla odierna epoca tecnologica dominata da “Mr Blue”
come viene famigliarmente definito il Viagra e dal desiderio (e
dall’ansia) della prestazione eccezionale anche in campo
sessuale.
L’uomo
fin dagli albori ha intrattenuto con il proprio pene un rapporto
speciale e ne è stato da sempre condizionato in termini di
dimensioni, di rigidità e di durata del rapporto. Il pene da
sempre non può essere considerato una parte anatomica come altre.
Alberto Moravia ne ha segnato i contorni nel suo surreale “Io
e lui” dove, in un freudiano “disagio della propria civiltà”,
Federico, il protagonista, intrattiene con il proprio sesso
parlante un incessante dialogo dove si scontrano le imperiose
pulsioni virili e l’aspirazione ad una vita creativa e
compatibile con la società.
Per
segnare il valore anche, e soprattutto, simbolico della funzione
di questo organo si è attribuito ad esso un termine
diverso. Con pene infatti indichiamo l’organo genitale maschile
a riposo; con fallo non definiamo più e soltanto l’organo in
erezione ma ne definiamo anche la forza, il potere, la vitalità.
Con il termine fallo si indicava nelle religioni pagane il
principio generatore dell’universo e lo sperma rappresentava il
fattore vitale e fertile del maschio. Nella nostra epoca del
politicamente corretto ( e del vacuum semantico) il termine
impotenza è stato sostituito con disfunzione erettile per
intendere l’incapacità a raggiungere e/o mantenere
un’erezione sufficiente a condurre un rapporto sessuale
soddisfacente. Volendo sminuire l’indubbio impatto emotivo del
termine si è anche però annullato il significato storico e la
straordinaria importanza del pene in erezione che ha un nome
specifico: il fallo. Gli
stessi odierni termini di potenza sessuale ed erezione non sono
casuali e stanno a significare non solo la normale funzione di un
organo ma ne delineano anche il valore simbolico, i contorni
psicologici e le valenze sociali.
Il
pene ha una storia,
come ci ricorda David Friedman, ed è stato esaltato dal culto
fallico, demonizzato come “rubinetto impuro” dalla tradizione
cristiana, psicanalizzato da Sigmund Freud e politicizzato dalle
femministe negli anni settanta come simbolo del maschilismo più
retrivo. Oggi il pene, l’erezione, la sessualità sono stati
medicalizzati divenendo oggetto e territorio di conquista di
mercato delle aziende
produttrici di farmaci contro l’impotenza. Perfino il desiderio
e il piacere femminile sono diventati temi di interesse medico e
farmaceutico e si è tentato (inutilmente finora) di virare in
rosa il blu del Viagra.
La
medicina ha accompagnato l’uomo in questa sua ossessione e ha
cercato di risolvere con i mezzi a propria disposizione in ogni
epoca storica le defaillances sessuali maschili attingendo spesso
a piene mani il proprio sapere prima di tutto dalla tradizione
popolare e dalle pratiche magiche. La conoscenza medica, a cavallo
tra Settecento e Ottocento, cominciò ad affrancarsi dai retaggi
popolari e venne costituendosi
un corpo dottrinario medico autonomo basato sulle crescenti
acquisizioni in tema di anatomia e fisiologia. Il ruolo della
medicina è andato allora sostituendosi gradualmente alla
religione nella gestione della sessualità e i confini tra terapia
e punizione, tra trattamento e ruolo sociale divennero indistinti.
La medicina assunse sempre più rilevanza
nella sessualità umana ergendosi non solo come unica
depositaria del trattamento delle disfunzioni sessuali ma anche
come arbitro etico della sessualità individuale ed operando una
sorta di “ortopedia morale” come avvenne nella feroce lotta
alla masturbazione condotta con circoncisioni e clitoridectomie di
massa, marchiando moralmente le persone affette da malattie
veneree, affiancando le istituzioni politiche nella correzione
delle devianze sessuali come l’omosessualità o mettendo in
pratica politiche apertamente eugenetiche e razziste come accadde
nell’America del primo Novecento e in altri paesi europei.
Si
può dire quindi che l’inadeguatezza e l’impotenza sessuale
abbiano rappresentato da sempre un’ossessione maschile ed
abbiano accompagnato l’uomo in ogni epoca storica. I rimedi
contro l’impotenza sono antichi quanto la storia umana e hanno
previsto nel corso dei secoli preghiere, incantesimi, esorcismi,
pozioni, creme, trapianti di testicoli animali, vasectomie,
protesi e finalmente il Viagra.
Ciò
che forse non ha del tutto cancellato il Viagra, e forse non
cancellerà mai, sono i pregiudizi, le credenze, gli eterni sensi
di colpa e di peccato, i vapori sulfurei del diavolo che aleggiano
intorno al sesso, gran parte retaggio della nostra tradizione
giudaico-cristiana. Parlare di impotenza sessuale oggi significa
anche trattare di una straordinaria offerta terapeutica, destinata
ad ampliarsi e a migliorarsi, di una miracolosa “silver bullett”
per ogni tipo di impotenza che, però, ha cancellato in qualche
modo l’identità di fondo e i meccanismi della domanda che si
nascondono dietro una disfunzione erettile conducendo a quella che
è stata definita la “viagraficazione” delle relazioni
sessuali. Soprattutto
il Viagra, sancendo una sorta di
schizofrenia tra il pene e il suo possessore, può far
affluire maggiori quantità di sangue per ottenere un’erezione
valida ma non può risolvere un disagio sessuale spesso alla base
dell’impotenza o sostituire comunque una gratificante relazione
affettiva e sentimentale anche se l’accesso indiscriminato alla
pornografia in rete sta sviluppando una profonda distorsione del
desiderio sessuale, soprattutto in età adolescenziale, per la
proposta di modelli fisici e sessuali irraggiungibili e sta
provocando la nascita di una sessualità solipsistica priva di
relazione con la realtà psicofisica delle persone.
“L’erezione
del pene è percepita in modo così assolutamente straordinario,
forte da diventare analogia di qualsiasi vittoria.”
Ida Magli, antropologa
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