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Andropausa sì o no
di Valeria Ghitti

Con la consulenza del dottor Alessandro G. Littara, andrologo, sessuologo e chirurgo andrologo a Milano

Cala il desiderio sessuale, ci si sente stanchi, si è particolarmente irritabili, con qualche chilo di troppo sul girovita (e con qualche rischio in più di avere problemi cardiovascolari): tutto questo può essere il segnale dell’andropausa. Come dice il termine, essa viene, spesso, considerata come “l’equivalente maschile” della menopausa della donna (quella fase della vita di ogni donna identificata con la fine dell’attività delle ovaie, e quindi dell’età fertile). Ma esiste davvero? Non tutti la pensano allo stesso modo. Secondo alcuni i sintomi sopra citati possono realmente derivare da un deficit di testosterone, mentre per altri sono la conseguenza di una serie di concause, come l’età e lo stile di vita, che poco hanno a che vedere con il testosterone. Dopo aver confrontato le opinioni americane e italiane cerchiamo di scoprire cos’è realmente l’andropausa.

Gli Inglesi la negano
Secondo il ricercatore John McKinlay, dell’istituto New England di Watertown, nel Massachusetts (USA) la perdita di vigore dell’uomo dopo una certa età non dipende dal calo del testosterone, ma da altre modificazioni, indotte dagli stili di vita, come pigrizia, voglia di non fare, aumento del consumo di alcolici e di fumo e legate anche all’invecchiamento. McKinlay ritiene che il calo del testosterone sia soltanto un’idea delle industrie farmaceutiche, interessate a vendere i sostitutivi del testosterone. McKinlay ha tratto le sue conclusioni dopo aver riesaminato i dati di uno dei più ampi studi sull’invecchiamento dell’uomo, che ha interessato 1.700 pazienti: è emerso che il testosterone cala gradualmente al ritmo dello 0,5 per cento l’anno, con l’avanzare dell’età, ma, almeno secondo lo studioso, non c’è evidenza dell’esistenza di una sindrome.

Gli Italiani la difendono
Gli andrologi italiani sono convinti che il calo ormonale riscontrabile negli uomini intorno alla cinquantina, anche se non è paragonabile alla menopausa, resti comunque il segno di un deficit di testosterone, legato all’età. Prima di tutto esistono esami che dimostrano l’esistenza del calo ormonale, anche se, a parità d’età, esso si manifesta, in alcuni uomini più bruscamente e in altri in modo più contenuto. Secondo alcuni studi, circa ogni anno, a partire dai trent’anni, l’uomo subirebbe una diminuzione dell’1-2 per cento di testosterone. È pur certo, inoltre, che chi presenta un calo maggiore dell’ormone, presenta anche quei sintomi che vengono compresi sotto il termine andropausa. Il calo ormonale c’è e si fa sentire e su questo concordano gli andrologi italiani, anche se è indubbio che siano necessari ulteriori e più ampi studi. Tra l’altro, proprio il Governo statunitense ha incaricato l’Istituto di Medicina di effettuare un grande studio su 6000 uomini over 65. Se in Italia tutti concordano sull’esistenza dell’andropausa, è anche vero che sono d’accordo circa l’inapproppriatezza del termine. Esso rimanda alla menopausa, che nella donna vede la scomparsa definitiva della funzione riproduttiva e l’interruzione quasi totale della produzione della produzione degli ormoni estrogeni, ma nell’uomo la diminuzione di produzione di testosterone da parte del testicolo  è un processo che si diluisce nel tempo e non è mai una diminuzione totale, ma arziale. Inoltre, mentre la menopausa è un fenomeno assai più omogeneo in tutte le singole donne, nell'uomo l’andropausa si esprime in modo assai più vario (sia per il tempo in cui compare e sia per l’intensità dei disturbi lamentati). Meglio sarebbe, quindi, parlare di “deficit androgenico legato all’età”.

Come si riconosce

Il testosterone è un ormone prodotto dai testicoli, che, oltre ad essere responsabile della comparsa e del mantenimento dei caratteri sessuali tipicamente maschili, ha un ruolo di controllo importantissimo su molte altre funzioni (a livello per esempio di cervello, muscolatura e  scheletro).

Secondo gli ultimi studi disponibili, il deficit ormonale dopo i 50 anni può determinare diversi sintomi.

  • Prima di tutto si possono avere sintomi “locali”, cioè che riguardano la sfera sessuale, come: calo della libido, alterazione dell’attività sessuale, della funzione erettile, del piacere, e dell’eiaculazione. Gli stessi testicoli possono andare incontro ad una ipotrofia (riduzione delle dimensioni).

  • L’andropausa si evidenzia, poi, con segnali di carattere generale, come:
    -astenia e aumentata affaticabilità,
    -disturbi del sonno,
    -ipersudorazione,
    -vampate di calore
    -modificazione dello schema corporeo con diminuzione della muscolatura e della forza muscolare e aumento del grasso (soprattutto sull’addome)
    -diminuzione dei peli pubici e ascellari.

  • Infine, il deficit ormonale si può far sentire anche con disturbi del carattere come: irritabilità o indifferenza, perdita di autostima, mancanza di motivazione e di combattività, disturbi della concentrazione e della memoria.

Solo un bilancio ormonale eseguito in laboratorio può confermare la diagnosi, anche se non è facile determinare il valore di soglia del testosterone al di là del quale può essere necessario ricorrere ad un trattamento: tale valore, infatti, può variare da un uomo all’altro.

Perché avviene
Nella maggior parte dei casi l’andropausa compare verso i sessanta anni, ma si può anche manifestare prima e interessare uomini nella fascia di età compresa tra i quaranta e i cinquant’anni.

Il calo del testosterone è un processo del tutto naturale e fisiologico. Esistono, però, fattori e comportamenti che possono influire e provocare una comparsa precoce dei sintomi dell’andropausa, come: obesità, sedentarietà, abuso di alcool, assunzione prolungata di alcuni farmaci (come antipertensivi, ansiolitici, antidepressivi), stress, alimentazione scorretta, problemi epatici, malattie croniche.

Come si rimedia
Per contrastare il deficit ormonale, esattamente come nel caso della menopausa, in genere si ricorre ad una terapia ormonale sostitutiva: si introduce nell’organismo una certa quantità di testosterone in modo da raggiungere le concentrazioni normali per quella età.

Il metodo di somministrazione non è uno solo: l’andrologo può decidere per le compresse, per le iniezioni, per il gel o per i cerotti. Questi ultimi sono attualmente i più utilizzati perché garantiscono un rilascio costante di ormone nell’organismo, senza che si manifestino picchi nel sangue.

Non esiste, però, uno studio scientifico in grado di dimostrare che questi supplementi ormonali possono veramente servire, poiché la maggior parte degli studi è stata condotta su soggetti giovani, in genere affetti da un deficit di testosterone precoce (detto ipogonadismo) e non su soggetti che soffrono di un deficit legato all’età.

Inoltre, è fondamentale che la terapia ormonale sia svolta sotto stretto controllo medico (come avviene, del resto per le donne): la supplementazione ormonale, infatti, potrebbe aumentare il rischio di tumore della prostata, un tumore androgenodipendente, cioè che può svilupparsi in seguito alla presenza di forti livelli di testosterone nell’organismo.

Prima della prescrizione e regolarmente durante tutta la durata del trattamento, i soggetti trattati devono sottoporsi a controlli periodici della PSA e all’esame rettale (che permette di controllare lo stato della prostata).

In pratica
Quando andare dall’andrologo
Dopo i 50 anni la visita andrologica dovrebbe diventare un appuntamento annuale, proprio anche in relazione al deficit di testosterone.

E prima? L’andrologo andrebbe consultato la prima volta durante la pubertà; in caso di necessità fino ai 30 anni (per esempio in presenza di particolari sintomi o anomalie); infine, ogni 3 anni dai 30 ai 50 anni.

Dizionario
PSA: un antigene la cui presenza con valori elevati può evidenziare un tumore alla prostata

  • Ormone: sostanza secreta da alcune ghiandole allo scopo di regolare le funzioni di alcune parti dell’organismo

  • Prostata: ghiandola dell’apparato genitale maschile. Secerne il liquido prostatico che mantiene e accresce la vitalità degli spermatozoi.

  • Testosterone: il più attivo degli ormoni maschili

pubblicato sul VIVERSANI & BELLI (n.39/settembre 2003)

pagina aggiornata a venerdì 28 febbraio 2014
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