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La visita andrologica
di Valeria Ghitti

Con la consulenza del dottor Alessandro G. Littara, andrologo, sessuologo e chirurgo andrologo a Milano e Roma.

Molti uomini avranno sentito parlare dell’andrologo, ma sono pochi quelli che riescono a superare l’imbarazzo di farsi analizzare proprio nelle parti più delicate, soprattutto se a farlo è un uomo, anche se laureato in medicina. Ciò non toglie che la visita andrologica rappresenti un appuntamento molto importante nel corso della vita di ogni uomo e non bisogna aspettare che eventuali disturbi rendano indispensabile affrontarla. Può essere d’aiuto, per superare l’empasse, scoprire cosa succede nell’ambulatorio dell’andrologo.

Quando devi andare
La visita è fondamentale sia per la diagnosi di molti disturbi sia per la prevenzione: molte malattie dell’apparato genitale, se trascurate, possono compromettere la fertilità o danneggiare la potenza sessuale.

*Quindi bisogna andare dall’andrologo ogni volta che:

  • compare qualche segnale o sintomo anomalo, dal prurito al dolore ai genitali, dall’arrossamento alla presenza di macchie, da un’anomalia nella forma dei genitali (ingrossamento di un testicolo, incurvamento o accorciamento del pene) all’ingrossamento delle mammelle,

  • si ha un problema relativo alla vita sessuale: se si vuole un figlio, ma, nonostante i tentativi, non arriva, se si avverte un calo della libido, se ci sono problemi di eiaculazione precoce, di erezione o altro,

  • si subisce un trauma proprio lì, anche se è comparso solo un po’ di gonfiore.

*E se non ci sono problemi:

  • la prima volta, durante la pubertà,

  • fino ai 30 anni, in caso di necessità,

  • dai 30 ai 50 anni, ogni 3 anni,

  • dopo i 50 anni, annualmente.

Si comincia con il colloquio
Come in ogni visita che si rispetti, anche l’andrologo comincia con un semplice colloquio, che gli esperti definiscono “anamnesi”, cioè la raccolta di tutta una serie di informazioni. Indipendentemente dal motivo per cui ci si reca alla visita – che sia per un controllo di routine o perché si hanno dei disturbi – lo specialista rivolge all’uomo tutta una serie di domande di carattere generale sullo stato di salute attuale e passato, sull’eventuale assunzione di farmaci, sullo stile e le abitudini di vita, sull’eventuale presenza di disturbi particolari in membri della stessa famiglia.

Prosegue, poi, con domande più specifiche, per esempio chiedendo quando sono cominciati a comparire eventuali sintomi, come si manifestano, come possono essere cambiati nel tempo.

L’andrologo si informerà, infine, anche della vita sessuale di chi ha di fronte, perché è di fondamentale importanza scoprire se tutto funziona a dovere.

Grazie alle risposte, l’andrologo può già farsi un’idea dell’eventuale problema presente e della cura da prescrivere.

L’esame fisico
Dopo l’anamnesi si passa alla visita vera e propria. Bisogna spogliarsi interamente perché l'andrologo osserva e valuta tutto il corpo, dal viso alle gambe, per evidenziare la distribuzione della peluria e del grasso, l’eventuale ingrossamento delle mammelle.

Poi si passa all’apparato uro-genitale. Lo specialista:

osserva e palpa il pene e i testicoli (da sdraiati e in piedi),

prende i "polsi penieni", cioè rileva la dilatazione ritmica dei vasi sanguigni determinata dalla contrazione cardiaca, appoggiando due dita alla base del pene,

valuta i riflessi nervosi genitali, tra cui quello bulbo-cavernoso (pinzettando leggermente il pene si contrae lo sfintere anale),

controlla la sensibilità dei genitali.

Se necessario, con un esame digitale viene controllato anche lo stato di salute della prostata. In pratica il medico, dopo aver indossato un guanto lubrificato, inserirà un dito attraverso l'ano per tastare la prostata, la sua consistenza e la presenza di eventuali masse.

Se servono altri esami
A questo punto lo specialista può procedere alla prescrizione di alcuni esami d’accertamento, tra cui, certamente, un esame del sangue con dosaggi ormonali, cioè un prelievo che sappia indicare qual è l’assetto ormonale dell’uomo, per esempio se i valori di testosterone sono nella norma o meno.

A questo esame possono essere affiancati:

l’esame delle urine e urinocoltura;

l’esame del liquido seminale, per valutare la fertilità;

l’ecocolordoppler dei testicoli: è un esame con cui si può controllare la direzione del flusso sanguigno e misurarne la portata, individuando con precisione eventuali punti di ristagno. Permette di stabilire o meno la presenza di varicocele, una dilatazione delle vene che drenano il sangue dal testicolo e che può determinare un pericoloso rialzo della temperatura locale: un aumento di 1-2 gradi è, infatti, spesso sufficiente per danneggiare il normale processo di maturazione degli spermatozoi;

l’ecografia prostato-vescicolare trans-rettale, che permette lo studio della prostata e delle vescicole seminali, da cui hanno origine i dotti che conducono lo sperma dalla prostata all’uretra;

il test mediante erezione farmaco-indotta: si iniettano farmaci in grado di indurre l’erezione del pene (prostaglandine) e, a questo punto, si valuta il turgore, rigidità e tempo di risposta erettiva del pene, oltre all’eventuale presenza di placche o incurvamenti;

l’ecocolordoppler dinamico del pene: studio vascolare del pene in condizioni di riposo e dopo erezione farmaco-indotta, estremamente utile per valutare l’afflusso arterioso e il deflusso venoso, oltre che permettere l’osservazione delle strutture interne;

rigiscan test: attraverso l’uso di uno strumento dotato di due anelli elastici da inserire rispettivamente alla base e all’apice del corpo del pene si valuta, dopo aver indotta con i farmaci un erezione, il turgore, la rigidità e la durata delle erezioni;

N.P.T. (nocturnal penile tumescence): lo stesso strumento del rigiscan test viene applicato per tre notti consecutive per valutare la presenza, la consistenza e la durata delle erezioni spontanee che avvengono durante il sonno.

Il controllo “fai da te”
Per prevenire disturbi, anche seri, degli organi genitali e difendere la propria sessualità, è fondamentale svolgere regolarmente l’auto esame dei genitali. Ecco come.

Esplora i genitali
Ogni giorno sotto la doccia bisogna retrarre il prepuzio (la porzione di pelle mobile che riveste il pene) e osservare la pelle del glande (l’estremità del pene): la pelle deve essere liscia e brillante. Se appare grinzosa, arrossata, escoriata o con puntini rilevati, questi sono spesso segni di un’infezione.

Bisogna poi osservare il solco alla base del glande, dove non devono esserci aderenze e l’orifizio da dove esce la pipì, che non deve essere arrossato.

Infine è necessario premere leggermente il glande e accertarsi che non fuoriesca alcun liquido.

Fai l’autopalpazione del pene…
Una volta al mese tasta il pene per tutta la lunghezza, verificando che non ci siano noduli o indurimenti, che potrebbero essere i segni dell’induratio penis plastica, una malattia caratterizzata dalla presenza di placche a carico della membrana che riveste i corpi cavernosi (cilindri spugnosi presenti nel pene) che, così, non possono più estendersi quando l’eccitazione fa affluire in essi il sangue, con la conseguenza di determinare un incurvamento del pene, anche molto evidente (oltre i 45 gradi).

… dello scroto…
Ogni 2-3 mesi, prima stando sdraiati e poi ripetendo l’operazione stando in piedi, bisogna massaggiare leggermente con i polpastrelli la borsa scrotale, per rilevare la presenza di eventuali noduli o segnali anomali, che potrebbero far pensare al varicocele. Se si avverte, invece, un rigonfiamento teso o duro, potrebbe trattarsi di idrocele, cioè un ristagno anomalo di liquido nella sacca scrotale.

...e dei testicoli
Almeno una volta al mese: da sdraiati, con entrambe le mani, palpare prima la parte inferiore di ogni singolo testicolo e poi il resto. Bisogna poi ripetere l’autopalpazione stando in posizione eretta. Serve per rilevare eventuali noduli o cisti

pubblicato su FOX Uomo (n.2/febbraio 2004)

pagina aggiornata a venerdì 28 febbraio 2014
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