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La
sessualità nella preistoria
Si è molto parlato della promiscuità
sessuale primitiva. Sembra che una certa forma di promiscuità
sia esistita nel periodo di raggruppamento instabile e non
organizzato e prima della comparsa delle armi e degli attrezzi per
la caccia e della pesca. Si pensa che l'uomo preistorico, o
perlomeno l'uomo paleolitico, abbia voluto, come gli animali, una
vita sessuale regolata: per i riti accoppiamento, di
monogamia, importanza del consenso della femmina, dedizione
assoluta verso ogni piccolo della specie. Si comprende così come
le prime rappresentazioni artistiche dell'uomo siano state
esclusivamente consacrate alla donna e non dalla coppia o al
gruppo. Le immagini, che hanno 20.000 anni, ritrovate nelle Lande
o vicino a Mentone, mostrano una "Venere steatopigia";
quella di Willendorf è una bambola rossa, con il sesso ben
disegnato e completa di collana, braccialetto e acconciatura. Si
può pensare che gli uomini primitivi, a causa del freddo, fossero
molto coperti, donde il
valore attribuito alla nudità del sesso, spettacolo
raro e ricercato. L’immagine più antica dell'accoppiamento
è quello della grotta di Laussel. Un'altra, più recente, mostra
un uomo in posizione di supplica-adorazione davanti ad una donna
più alta di lui. È
dunque possibile che un culto della donna sia nato fin da questo
periodo, un culto di natura più erotica che religiosa, forse
con un valore terapeutico destinato a calmare l'ansia e i dubbi
dell'uomo circa la realizzazione del suo desiderio. Non è stata
ritrovata alcuna rappresentazione primitiva del rapporto
madre-bambino.
Nell'epoca
"magdaleniana", l'uomo sia tecnicamente perfezionato
(armi appuntite e, più tardi, arco e freccia). Lui va a caccia e
la donna prepara la selvaggina, raccoglie radici e foglie. La
figura fisica femminile si è modificata (un disegno di 17.000
anni fa rappresenta una donna slanciata che raccoglie il miele su
una scala). Alla fine dell'epoca glaciale (da 12.000 a 6000 anni
avanti Cristo), le culture e l'allevamento hanno sostituito la
caccia, e l'uomo ha preso
coscienza del fenomeno della
riproduzione e della fecondità. È possibile che in questo
periodo la moltiplicazione degli esseri umani abbia favorito
unioni senza regole tribali precise, e che questa relativa
promiscuità abbia imposto il matriarcato per permettere di
riconoscere e di dare un nome alla discendenza. La posizione
sociale della donna sarebbe allora diventata più importante di
quelle degli uomini. Questa "ginecocrazia"
scompare con miglioramento del livello di vita e con l'apparire
della proprietà tribale e privata (quest'ultima si estendeva alla
donna come compenso della sua fedeltà all'uomo). Così, che
sarebbero stati tre stadi successivi: monogamia
"naturale" analoga quella degli animali, poligamia
e poliandria
"secondarie" dovute al moltiplicarsi delle occasioni e
dell'apparire di codici sociali e, infine, monogamia
"organizzata" nell'interesse della tribù.
Esiste
già una divisione sociale
in tre classi. Una classe
superiore, appagata e preoccupata di conservare i propri
privilegi, i segni esteriori del prestigio, la stirpe e la
discendenza, nonché le complesse le regole di successione. La
donna, spesso scelta per il suo apporto di beni, è altamente
considerata. I primogeniti sono i più importanti, perché si
crede che con il tempo "il seme si indebolisca". I
privilegi sociali comportano una certa libertà sessuale per i due
sessi, a condizione di non degradarsi pubblicamente. Nella classe
media è solo l'uomo che provvede ai bisogni della famiglia,
talvolta numerosa. La donna è relegata ai lavori domestici,
indispensabili ma monotoni e ripetitivi. Non è tenuta in grande
considerazione, in quanto "consuma" senza veramente
produrre. La classe
inferiore è caratterizzata dall'eguaglianza dei sessi di
fronte alla vita dura e difficile. La poligamia è impossibile,
data la sua operosità. L'unica promiscuità è il libertinaggio,
spesso professionale, delle ragazze e dei giovani.
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