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Il
varicocele
Il varicocele è una ectasia delle vene che drenano il sangue dal
testicolo verso i tronchi venosi maggiori (un po' quello che
succede nella donna con le vene varicose degli arti inferiori). In
condizioni di normalità, il sangue venoso refluo dal testicolo
imbocca la vena spermatica interna e raggiunge la vena renale a
sinistra (o la vena cava inferiore a destra), per essere poi
drenato nella vena cava inferiore e stazioni superiori. Per una
serie di motivi che chiamano in causa l'anatomia vascolare e certe
situazioni "determinanti", le piccole valvole
all'interno della vena spermatica di sinistra (e con frequenza
decisamente minore anche a destra) diventano incontinenti, e il
sangue venoso refluisce verso il testicolo e lo circonda
determinando così un rialzo
della temperatura locale.
Un aumento di 1-2 gradi
della temperatura scrotale è spesso sufficiente per danneggiare
il normale processo maturativo degli spermatozoi. Tale aumento di
temperatura al testicolo determina un'alterazione del normale
sviluppo e dell'adeguata produzione di spermatozoi, che possono
risultare diminuiti di numero ma, in particolar modo, più
"lenti" od addirittura immobili e, per la maggior parte,
malformati. Vi sono convincenti prove in favore di un rapporto
significativo tra presenza di varicocele e infertilità.
Molte statistiche considerano il varicocele la causa
di gran lunga più frequente di infertilità (fra il 24 e il 39%
degli uomini infertili
sarebbe portatore di varicocele, mentre nella popolazione non
selezionata l'incidenza di questa affezione oscilla, nelle diverse
casistiche, fra l'8 e il 16%). E' statisticamente accertato che il
varicocele, del tutto eccezionale prima della pubertà,
è presente in una percentuale significativa di ragazzi in età
puberale o adolescenti. Con il passare degli anni esso tende a
divenire più voluminoso. E' probabile che il varicocele
costituisca un potenziale fattore di infertilità,
che si rende attuale quando coesistono altri momenti patogenetici:
in altri termini, il varicocele renderebbe manifesta una latente
insufficienza spermatogenica. L'intervento chirurgico deve quindi
mirare ad interrompere questo reflusso venoso verso il testicolo.
La chirurgia
del varicocele
Le tecniche chirurgiche
proposte sin a ora (tralasciando le tecniche di microchirurgia, a
nostro avviso troppo complesse e dispendiose per il risultato che
si vuole raggiungere), differiscono in concreto per la sede dove
viene effettuata l'incisione della cute e la successiva legatura e
sezione della vena spermatica interna, ma comunque tutte prevedono
una incisione chirurgica e un riconoscimento "a vista"
della/e vene da sezionare (a questo fa eccezione l'intervento di
Tauber del quale parleremo in seguito). Nel corso dei decenni
passati è stata eseguita un procedura chirurgica ideata da
Ivanissevich, che prevede l'aggressione della vena spermatica
subito dopo l'origine dalla vena renale sinistra, con un accesso
chirurgico retroperitoneale. Con questa metodica chirurgica, che
deve essere eseguita in anestesia
generale, si sono manifestati con una certa frequenza episodi
di recidiva (ossia ripresentazione) del varicocele stesso. Per
ovviare a questo inconveniente, attualmente viene proposto un
accesso chirurgico sub-inguinale di minima (2 cm) con
esteriorizzazione del funicolo, isolamento, legatura e sezione
delle vene spermatiche incontinenti (mediante l'ausilio di lenti
per l'ingrandimento del campo operatorio). Tale procedimento viene
eseguito in anestesia
locale (semplice infiltrazione inguinale di anestetico) e in regime
ambulatoriale (3-4 ore circa, compresa la degenza). Con tale
approccio il rischio della "recidiva", ossia della
ricomparsa a distanza del varicocele, è ridotto al minimo. Vi è
tuttavia anche la possibilità di ricorre a metodiche non
chirurgiche per la correzione di tale reflusso venoso. Da oltre
dieci anni infatti è possibile eseguire l'intervento di
scleroembolizzazione della vena spermatica sia di sinistra che di
destra. Tale tecnica rappresenta un approccio completamente
diverso, miniinvasivo rispetto alla più tradizionale chirurgia.
Infatti, previa banale anestesia di un breve tratto di cute a
livello della piega inguinale destra (si accede da destra per
motivi anatomici, anche se il varicocele fosse a sinistra), si
incanula la vena femorale omolaterale e vi si fa passare dentro un
filo di metallo, che ci serve da guida per permettere la
progressione di un piccolo catetere, che viene spinto dentro fino
al raggiungimento della vena renale sinistra (procedimento per il
varicocele sinistra). il decorso del catetere e del filo guida è
costantemente seguito mediante un apparecchio chiamato "intensificatore
di brillanza", che trasmette le immagini ad un monitor posto
davanti all'operatore e che anche il paziente, se vuole, può
guardare. Una volta raggiunta e incanulata la vena renale
sinistra, si inietta dal catetere un mezzo di contrasto
anallergico che ci permetterà di localizzare l'imbocco e il
decorso della vena spermatica sinistra La visualizzazione
dell'intero decorso di tale vena
è molto importante ai fini della buona riuscita dell'intervento;
infatti la vena spermatica nasce nella maggior parte dei casi come
unica ma poi tende a ramificarsi nel suo decorso, presentando
alcuni rami collaterali che riabitano la vena principale a valle e
che, se non visti e trattati, possono inficiare il buon esito
dell'intervento. Questo problema si pone ovviamente anche per le
metodiche di tipo chirurgico, e quindi è intuitivo il vantaggio
che se ne può trarre con la visualizzazione dell'intera vena.
Può capitare infatti, durante l'intervento chirurgico
"tradizionale" (in particolar modo la tecnica di
Ivanissevich, descritta sopra), che venga vista e sezionata solo
la vena/e principale, tralasciando questi piccoli rami collaterali
che, inevitabilmente, a distanza di poco tempo determineranno la "recidiva"
del varicocele, ossia la sua ricomparsa. Stabilito quindi il
numero ed il decorso delle vene presenti, il chirurgo localizzerà
i punti più adatti per la chiusura della/e vene riscontrate. Come
avviene la chiusura della vena? Tramite il catetere di cui abbiamo
parlato prima, il chirurgo inietterà una determinata quantità di
un liquido "sclerosante" (da qui il termine sclerotizzazione)
che determinerà la pressoché immediata chiusura della vena con
il meccanismo "dell'insulto chimico": si creerà quindi
una infiammazione acuta con conseguente cicatrizzazione di tutto
il tratto interessato dal farmaco. Il procedimento verrà ripetuto
nei punti che il chirurgo riterrà opportuno chiudere. Anche
questa procedura viene eseguita in day-hospital,
ed al termine il paziente viene dimesso con la raccomandazione di
evitare di eseguire sforzi fisici intensi per almeno tre
settimane.
L'attività
lavorativa, se non particolarmente pesante da un punto di vista
fisico, potrà essere ripresa già dalla seconda giornata
post-operatoria, indipendentemente da quale delle due tecniche
consigliate sia stata eseguita. Quale che sia il tipo di procedura
adottata, verrà eseguito un controllo a distanza di tre mesi
dall'intervento, mediante visita, spermiogramma ed ecocolordoppler
scrotale. Il controllo deve essere eseguito necessariamente
dopo questo tempo di attesa, che corrisponde al periodo di
sviluppo dei "nuovi" spermatozoi, ossia quelli che
arriveranno a maturazione senza il "peso" del varicocele
prima presente. Di norma si assiste quasi invariabilmente a un
miglioramento dei parametri del liquido seminale, ma se questo non
fosse ancora sufficiente, si può ricorrere a terapie cosiddette
di stimolo ormonale, che determineranno un ulteriore miglioramento
del quadro seminale. E' infine da sottolineare l'importanza di
migliorare il più possibile la qualità del liquido seminale
anche nei casi in cui si ricorrerà a tecniche
di fecondazione assistita, perché questo permetterà comunque
di aumentare le possibilità di successo di queste metodiche, i
cui risultati sono tuttora molto variabili.
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