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La falloplastica di ingrossamento (lipofilling penieno)
L’aumento della circonferenza del pene ha rappresentato e continua a rappresentare un argomento controverso, in particolar modo per quanto riguarda la metodica per ottenerlo. Esistono casi in cui vi è una discrepanza tra la lunghezza e la circonferenza del pene, correggibile esclusivamente mediante una procedura di aumento dello spessore mediante inserimento di un filler. Infatti, altre metodiche chirurgiche più cruente sono eccessivamente rischiose per lo scopo estetico che ci si prefigge. Quest’ultime infatti prevedono l’apertura dei corpi cavernosi del pene, e l’inserimento di strisce di tessuto autologo o eterologo, allo scopo di determinare un incremento del diametro dei corpi cavernosi stessi. Tuttavia l’apertura delle strutture cavernose non è priva di rischi anche importanti, con la possibilità di evoluzione verso deficit erettili non più correggibili.

La necessità di attuare metodiche meno invasive e soprattutto meno rischiose ha stimolato la ricerca di materiali da iniettare sottocute, allo scopo di ottenere un risultato estetico che non influenzasse la funzionalità dell’organo. Sono stati così utilizzate varie soluzioni, tutte grossolanamente riconducibili all’uso di materiali sintetici o autologhi (prelevati dallo stesso organismo). I vantaggi del materiale di sintesi consistono soprattutto nell’assenza di riassorbimento, quindi nell’ottenimento di un risultato duraturo. Gli svantaggi sono costituiti dalla possibilità di reazioni di rigetto (si tratta di sostanze estranee all’organismo), ed alla formazione di una capsula, definita “endoprotesi”, che circoscrive il materiale iniettato, alterando la normale consistenza al tatto. I materiali autologhi, costituiti in massima parte dal tessuto adiposo, hanno il vantaggio di non determinare reazioni allergiche (il grasso viene prelevato da aree diverse dello stesso organismo), e di sviluppare un effetto visivo e tattile più “naturale”. Gli svantaggi sono costituiti esclusivamente dal parziale riassorbimento del grasso stesso. Questo avviene perché il tessuto adiposo ha necessità di molto nutrimento (leggi sangue) per sopravvivere, quando viene prelevato per poi essere reimpiantato in altri distretti perde le sue connessioni vascolari, e quelle che si formano ex novo possono non essere sufficienti per un’adeguata nutrizione. Il risultato è che una parte, variabile da individuo a individuo in funzione delle caratteristiche proprie di ogni organismo, viene riassorbita, perdendo parte dell’effetto di riempimento che si era ottenuto.

Da quanto sopra, si evince che non abbiamo ancora trovato il materiale ideale, che si impianta con facilità, non causa reazioni di rigetto, non forma endoprotesi ed è duraturo per molti anni. Sino a poco tempo fa era molto usata una sostanza chiamata “bio-alcamid”, un polimero sintetico costituito da poliacrilammide immersa in un fluido. Tale materiale è composto al 97% da acqua, e quindi si riteneva ragionevolmente privo di effetti negativi di rigetto. In realtà, proprio ultimamente si sono verificati casi di intolleranza, con flogosi sovrapposta che ha causato danni anche rilevanti al meccanismo erettile. Per tale motivo, ho ritenuto ovvio e deontologicamente corretto rinunciare all’uso di tale materiale, anche se per la verità trattamenti precedenti avevano dato risultati soddisfacenti. Parallelamente alla comparsa di problemi per i materiali sintetici, si è intensificato lo studio per rendere più duraturo l’innesto di grasso autologo, e adesso, tramite processi di centrifugazione mediante la procedura di Coleman, si è ottenuto un composto generalmente durevole, oltre che assolutamente sicuro e naturale. Questa tecnica rappresenta ad oggi il miglior compromesso possibile, e sopratutto innocuo, nel campo dell’aumento della circonferenza peniena mediante filler.

La procedura
L’intervento viene eseguito in ambiente sterile, e consta di due fasi: la prima è il prelievo del tessuto adiposo mediante lipoaspirazione, e la seconda è costituita dall’inserimento del grasso in sede sottocutanea peniena. Previa anestesia locale per infiltrazione, si asporta una data quantità di grasso, generalmente dalla regione dei fianchi o dall’addome. Il grasso prelevato viene poi sottoposto a processi di lavaggio e centrifugazione, per separare i globuli dal film oleoso che li contiene. Una volta ottenuto materiale purificato, questo viene inserito nello strato compreso tra la cute ei corpi cavernosi del pene. La procedura viene condotta in anestesia locale (mediante blocco del pene) con l’aiuto di piccole cannule che penetrano all’interno tramite millimetriche incisioni condotte in sede sottocoronale (subito al di sotto del glande). Una volta creato lo spazio, viene eseguito il lipofilling, avendo cura di distribuire uniformemente il grasso. Terminata la procedura, il pene viene fasciato ed il paziente dimesso, senza ulteriore permanenza nella struttura chirurgica. Il tutto dura circa 30-40 minuti.

L’intera procedura è totalmente indolore, ed il paziente viene dimesso al termine del procedimento, con il suggerimento di rimanere a riposo (o comunque di muoversi il meno possibile) per due giorni. Dopo 48 h. verrà rimossa la fasciatura, e praticati esercizi di modellamento. Il paziente potrà così riprendere le attività quotidiane, evitando attività sportive per circa due settimane. Le millimetriche incisioni sottoglandulari verranno suturate con piccoli punti, che si riassorbiranno spontaneamente nel corso di 15-20 giorni. L’attività sessuale potrà essere ripresa dopo circa un mese.

La procedura sopra descritta rappresenta attualmente il miglior compromesso tra innocuità, risultato estetico e durata del trattamento. Una parte di grasso, variabile individualmente (dal 10 al 40%), potrà riassorbirsi nei mesi successivi. Tuttavia, data la semplicità e la sicurezza della metodica, questa potrà essere ripetuta per tutte le volte che si renderà necessario.

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pagina aggiornata a venerdì 28 febbraio 2014
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