E’
sicuramente troppo breve quando l’uomo manifesta un problema di
eiaculazione precoce, che spesso può gettarlo in uno stato di
frustrante delusione. Cronometro a parte, in questo caso è
possibile mettere in atto una serie di strategie, diverse a
seconda dei singoli specifici casi, per ridare vigore, sintonia ed
intimità all’atto erotico.
Che
cosa mi succede…
L’eiaculazione
precoce, della quale soffrono circa 4 italiani su 10, è materia
di non facilissima definizione. Concretamente si tratta di una
disfunzione sessuale molto comune, rappresentata dall’incapacità
dell’uomo di controllare volontariamente il momento
dell’eiaculazione stessa, non essendo in grado di trattenersi,
una volta raggiunto il livello di eccitazione massima, per
ottenere insieme alla sua partner il coinvolgimento più
soddisfacente. E’ talmente diffusa che in molti, addirittura, la
considerano soltanto una variante della normale e sfaccettata
sessualità maschile.
La
durata di un amplesso è scandita dai tempi dell’uomo, perché
il momento nel quale avviene l’eiaculazione mette la parola
“fine” alla possibilità di prolungare il coito. In molte
coppie lui è nella tradizionale “dirittura finale” mentre lei
è ancora coinvolta nella fase di eccitazione iniziale. Dal punto
di vista prettamente scientifico, la cosiddetta fase di
“detumescenza”, durante la quale il sangue defluisce dal pene,
non supera generalmente i tre minuti.
Perché
ci metto così poco?
In
alcuni rari casi l’origine può essere di natura organica,
generata da particolari infiammazione
delle vie urogenitali, da malattie di carattere neurologico o
all'uso di particolari farmaci. Le cause psicologiche sono
sicuramente molto più diffuse, spesso le persone che soffrono di
questo disturbo sono accomunate da un tentativo di difesa nei
confronti dall'ansia generata dal sesso e, in particolare, dalle
coinvolgenti sensazioni erotiche che precedono l'orgasmo, essendo
quindi impossibilitati a controllarlo. Esiste tuttavia una
condizione, scoperta di recente, di “ipersensibilità del
glande”, che è ritenuta responsabile di molte forme di
eiaculazione precoce prima classificate come esclusivamente “psicogene”.
Essa è caratterizzata da una ipereccitabilità delle fibre
nervose sensitive del pene, situate in massima parte nel glande.
Queste terminazioni nervose presentano una soglia di reazione allo
stimolo molto più bassa della norma, con il risultato di condurre
gli impulsi che portano all’eiaculazione anche con una
stimolazione minima. Si ritiene che questa condizione sia molto
diffusa, ed aiuti a spiegare l’origine di molte forme di
precocità altrimenti difficilmente classificabili. L'American
Psychiatric Association ha recentemente definito l'eiaculazione
precoce basandosi su di un criterio definito come
"ragionevole controllo volontario", la determinazione
del quale avviene considerando tutti i vari fattori che
influiscono sulla durata della fase di eccitamento, come
certamente l'età, l'emozione fornita dal partner, la frequenza e
la durata del coito".
Che ansia!
L'ansia
non è attribuibile ad un solo agente scatenante, ci possono
essere invece elementi diversi risalenti all'infanzia, prime
esperienze sessuali traumatiche e conflitti di coppia, timori da
prestazione e paura del rifiuto … tutti aspetti che possono
contribuire con diverso peso e profondità al manifestarsi di
questo inconveniente. Anche un rapporto sessuale dopo una lunga
astinenza o il primo incontro con una nuova partner, con la quale
non si ha ancora raggiunto una precisa intesa fisica ma che si
desidera ardentemente, può essere causa di amplessi veloci. L'eiaculazione
precoce può inoltre verificarsi in certi casi e non in altri; per
esempio, l’uomo può avvertire questo problema soltanto –
ironia della sorte… - durante i rapporti di carattere
extraconiugale. Anche nei casi di ipersensibilità del glande,
condizione considerata “organica”, l’ansia può contribuire
ad aggravare la situazione.
Il
linea generale si può comunque affermare che raggiungere
velocemente l’orgasmo in particolari situazioni è una cosa
assolutamente normale. Se però l’uomo sistematicamente, con
qualsiasi partner ed in qualunque condizione, suo malgrado
raggiunge in tempi brevissimi il piacere, provando quindi grande
insoddisfazione, siamo in presenza di un disturbo che va curato.
Meno
grave di quello che sembra
Innanzitutto bisogna vincere la possibile vergogna, l’imbarazzo
che l’eiaculazione precoce causa, non curandosi delle numerose
barzellette diffuse sull’argomento, affrontando invece con
decisione il problema. Fortunatamente la sessuologia moderna ha
distrutto alcuni sciocchi preconcetti, sfatando credenze popolari
come quelle di
uomini che misuravano la durata delle loro prestazioni con un
conta minuti per determinare la loro eventuale anormalità', e
altri che cercavano invece di accelerare i movimenti della
penetrazione, espediente che, generalmente, anzichè' ritardare
l'eiaculazione, la anticipava ulteriormente.
Già
da giovani è possibile imparare a ritardare il momento culminante
dell’amplesso, semplicemente rallentando il numero delle spinte
quando si sente che l’orgasmo si avvicina. La donna ha bisogno
di circa undici minuti per raggiungere l’orgasmo, mentre
l’uomo che soffre di questo fastidioso inconveniente,
solitamente non riesce a superare la soglia delle 15 spinte
pelviche, e comunque raggiunge l’acme nei primi cinque minuti di
coito. E’ un problema che si affronta con rassicuranti risultati
nei giovani fino ai trent’anni, con una percentuale del 90% di
soluzioni positive, agendo sia con terapie di comportamento che
con l’ausilio di cure farmacologiche, studiate per ritardare
l’orgasmo e per mantenere l’erezione a lungo anche dopo
l’eiaculazione.
La
terapia medica
La
terapia dell'eiaculazione precoce sarà causale laddove si
riscontrino delle patologie organiche urologiche, neurologiche o
altre, suscettibili di miglioramento terapeutico. Nelle forme
psicogene sono stati proposti vari schemi terapautici che
associano variamente tra loro anestetici locali in pomata,
ansiolitici, antidopaminergici, serotoninergici, neurolettici in
parallelo con psicoterapie brevi di tipo cognitivo-comportamentale.
Il loro scopo è duplice: da una parte, quello di ritardare
l’eiaculazione per ottenere una maggior soddisfazione dal
rapporto; l’altro, più importante perché duraturo, è quello
di “riprogrammare” il nostro sistema nervoso centrale affinché
anche al termine dell’assunzione del farmaco, possa riproporre i
“nuovi tempi” dell’eiaculazione, senza più aiuti
farmacologici. Occorre un certo tempo per ottenere questo scopo,
ma è intuibile che non si possa correggere in una settimana un
sintomo che data da così tanto tempo, ed è ormai radicato nel
nostro modo di essere.
Dal
punto di vista comportamentale, l’aiuto rassicurante di uno
specialista, sessuologo o psicoterapeuta che sia può risultare di
grande aiuto. Il pericolo di lasciarsi condizionare dai complessi
e dai dubbi che questo problema inevitabilmente si trascina dietro
di sé è molto concreto. Quindi, lasciando da parte ogni
incertezza, non bisogna permettere l’insorgere di fissazioni e
paure sul proprio “modo” di amare perché questo non fa che
aggravare la situazione. Imparare a diventare padroni del proprio
corpo, accettando anche i limiti di bellezza fisica e di potenza
sessuale è la strada migliore per amare in modo libero e
spontaneo. Molto importante è anche la comunicazione
all’interno della coppia: condividere le proprie ansie, cercando
insieme la migliore sintonia possibile ci pone sulla via giusta
per la soluzione del problema.
La
terapia chirurgica
Anche
la chirurgia può aiutarci a risolvere alcuni casi di precocità
dell’eiaculazione, in particolar modo quelli dovuti ad
ipersensibilità del glande. Infatti, nei soggetti ipersensibili
può essere eseguita una procedura chirurgica chiamata “neurotomia”,
ed associata molto spesso alla circoncisione. La neurotomia
consiste nell’interruzione chirurgica di alcuni tronchi nervosi
a partenza dal glande. Così facendo, si riducono gli stimoli a
partenza dal glande, permettendo di tollerare più a lungo le
sollecitazioni eiaculatorie. Inoltre, molto spesso questo
intervento è associato alla circoncisione, che consiste nella
rimozione chirurgica del prepuzio, quella parte di pelle cioè che
ricopre il glande. Una volta allo scoperto, la mucosa del glande
si ispessirà per reazione a stimoli esterni quali il contatto con
le mutandine, con l’aria, ecc…, costituendo una barriera più
efficace tra terminazioni nervose (interne) e ambiente vaginale
(esterno). Entrambe le procedure sono effettuate durante lo stesso
intervento, che viene condotto in anestesia locale e
ambulatorialmente. Il successo di queste procedure deriva dai
risultati, spesso brillanti, e dalla praticamente assenza di
complicanze, dolenza e dolorabilità post-operatorie. Dopo circa
20 giorni, con il completo riassorbimento spontaneo dei punti di
sutura, potrà essere
ripresa l’attività sessuale.
L’aperitivo
del sesso
E’ consigliabile, in situazioni a rischio di veloce
eiaculazione, gustare la voglia di iniziare l’amplesso senza
assecondarla immediatamente; in questo caso i cosiddetti
“preliminari” risultano
di grande efficacia, a patto che vengano praticati badando non
solo al proprio godimento, ma anche per quello del partner.
Servono anche per prolungare il rapporto, considerando che
la risposta sessuale della donna è quasi sempre più
lenta. I preliminari non devono necessariamente diventare la
regola fissa, ma non vanno neanche trascurati, curando di non
utilizzare sempre gli stessi e sempre nel medesimo ordine ma
variandoli, lasciandosi andare al proprio umore con un pizzico di
fantasia che non guasta mai.
Terapie
di comportamento
L’eiaculazione è un processo costituito da due stadi ben
distinti. Il primo si realizza con la contrazione delle vescicole
seminali e della prostata, contemporaneamente alla chiusura dello
sfintere della vescica. In questo modo un certo quantitativo di
liquido seminale contenente spermatozoi viene spinto nell’uretra
prostatica. Il secondo step è costituito dalle contrazioni
ritmiche dei muscoli genitali che spingono il liquido seminale
fuori dall’uretra, rappresentando il momento massimo di
godimento per l’uomo. E’ bene sapere che, quando il primo
stadio è stato innescato, non sarà possibile arrestarlo, un
concetto da tener ben presente per comprendere al meglio le
terapie comportamentali, utili a risolvere il nostro problema.
Infatti i soggetti maschili che soffrono di questa disfunzione
vengono istruiti a distinguere i vari livelli di tensione sessuale
e l’eiaculazione imminente, imparando ad interrompere questa
tensione crescente, prima che il primo stadio dell’orgasmo abbia
avuto inizio.
Esistono
quindi alcune tecniche di rilassamento da utilizzare durante
l’atto, due delle quali vengono rispettivamente chiamate “Stop-Start”
e “Squeeze”.
Attraverso la prima l’interruzione può essere praticata
interrompendo per un certo periodo la stimolazione dell’organo
genitale maschile, finchè viene a calare il bisogno impellente di
eiaculare; con lo “squeeze” il medesimo scopo viene raggiunto
attraverso una compressione durante l’amplesso, da parte delle
donna, del glande maschile che, successivamente, viene rilasciato
per ritardare il più possibile il piacere di lui.
Meglio
prevenire
Se tutte le persone fossero consapevoli che
l’eiaculazione precoce è comunque una malattia curabile senza
difficoltà, esse cercherebbero un aiuto di carattere terapeutico
al più presto, quando tutto si può risolvere in breve tempo,
concentrando al minimo il periodo della disfunzione. Siccome
questo problema può minare pericolosamente la serenità della
coppia, bisogna comprendere che l’eiaculazione precoce non è
assolutamente un disturbo della personalità e neanche la
manifestazione di una particolare nevrosi. Se per l’uomo può
rappresentare un forte ostacolo alla sua soddisfazione, lo stesso
vale per la soddisfazione riflessa della donna. Ogni attimo va
assaporato senza avere in testa un traguardo, poiché il vero
successo è costituito già dall’atto sessuale, se vissuto con
coinvolgimento ed amore.