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Impotenza e insoddisfazione per le dimensioni del pene.
Sono due tra i problemi che più frequentemente portano alla consultazione di un andrologo. "In particolare, il deficit erettile (questa la definizione corretta di quella che comunemente viene chiamata “impotenza”) interessa circa il 10-15% della popolazione italiana maschile sessualmente attiva e può avere cause psicologiche o organiche", commenta il Dr. Alessandro G. Littara, sessuologo e andrologo presso il centro “DeltaView” di Milano

"Le prime sono principalmente rappresentate dalla cosiddetta “ansia da prestazione”, una condizione che riguarda non solo i giovani, ma anche persone più mature, che hanno alle spalle una vita sessuale del tutto soddisfacente, ma che a un certo punto, a causa di svariati motivi legati alla sfera psichica (stress, problemi emotivi, ecc.), si trovano ad avere disturbi di erezione". Molteplici possono essere, invece, le cause organiche: "Non dobbiamo dimenticare che il deficit erettile è un sintomo, non una malattia", commenta l’andrologo. "Alla base, possono esserci, per esempio, patologie sistemiche (diabete, ipertensione arteriosa, aterosclerosi, ipercolesterolemia) che, danneggiando le strutture nervose e vascolari e non consentendo un’adeguata irrorazione sanguigna del pene, ne compromettono l’erezione; oppure alterazioni ormonali (spesso, una carenza di testosterone, l’ormone sessuale maschile); o, ancora, eventi infiammatori (come un’infezione alla prostata), assunzione di determinati farmaci, ed altre ancora".

Le terapie sono diverse a seconda dell’origine del disturbo: "Il deficit erettile a base psicologica tenderebbe in realtà a scomparire da sé", commenta il dottor Littara. "Per “abbreviare” i tempi ed evitare che il disagio psicologico si cronicizzi, comunque, di solito si ricorre  a un trattamento farmacologico,  (“sildenafil” è il nome del principio attivo del farmaco più frequentemente utilizzato) che consente di ottenere validi risultati fin dalla prima assunzione. Quando la causa è organica, invece, innanzitutto andrà indagata e risolta (o adeguatamente trattata) la patologia che sta a monte al problema. Inoltre disponiamo di farmaci ad una locale efficaci nella maggior parte dei casi. Solo nelle situazioni più gravi può essere necessario il ricorso a un mirato intervento chirurgico".

E veniamo alla questione delle dimensioni del pene: "Anche se, nella stragrande maggioranza dei casi, le motivazioni di  insoddisfazione sono esclusivamente psicologiche, si tratta di un problema estremamente sentito e che riguarda uomini di tutte le età", commenta l’esperto. "Tant’è vero che l’intervento per aumentare le dimensioni del pene, che ho messo a punto personalmente, è tra quelli che eseguo con maggior frequenza". In che cosa consiste? "In pratica, si tratta di sezionare una struttura legamentosa, il cosiddetto “legamento sospensore”, che funziona come una vera e propria ancora, “trattenendo” il pene all’osso pubico", spiega l’andrologo. "Questo consente un allungamento immediato del pene, che sarà più o meno significativo a seconda dello spessore del suddetto legamento, leggermente diverso da persona a persona. In media, comunque, l’aumento ottenuto è di 2-3 cm. Per evitare che, per retrazione cicatriziale, il legamento torni nella posizione originaria, viene quindi applicata una piccola protesi in silicone, assolutamente tollerata dall’organismo e del tutto invisibile e impalpabile.

Per consolidare e ottimizzare i risultati dell’intervento, infine, dopo circa 20 giorni viene suggerita al paziente l’applicazione di un apposito dispositivo, definito “estensore del pene”, che andrà indossato almeno 4 ore al giorno per due o tre mesi". L’intervento, che richiede anestesia loco-regionale, viene eseguito in regime di day hospital. I risultati sono definitivi

pagina aggiornata a lunedì 22 novembre 2010
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