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S'alza
o non s'alza? Mettilo sotto esame
di Valeria Ghitti
Con
la consulenza del dottor Alessandro G. Littara, andrologo,
sessuologo e chirurgo andrologo a Milano, Verona, Viareggio (LU) e
Roma.
Sono
2 milioni e 800 mila sono gli uomini italiani colpiti da
disfunzione erettile, pari al 12,79 per cento della popolazione
maschile del nostro Paese: in pratica non riescono a raggiungere
l’erezione o a mantenerla per un tempo sufficiente a completare
un rapporto sessuale con soddisfazione propria e della partner.
Per scoprire esattamente se il tuo migliore amico non compie il
suo dovere esiste un apposito esame, per nulla invasivo, che sa
dirti anche se la tua difficoltà a “risvegliarlo” deriva da
un problema organico o di origine psicologica (come l’ansia da
prestazione): si chiama rigidometria.
L’erezione
Il pene eretto è una
“questione” di sangue e muscolatura, almeno se parliamo
della parte organica. I corpi cavernosi sono strutture spugnose
(e tubolari) che quando si riempiono di sangue (sotto
l’impulso del sistema nervoso, a sua volta stimolato dal
desiderio) diventano turgide, dando così luogo all’erezione.
Ma entra in gioco anche la muscolatura liscia del pene: sotto lo
stimolo del desiderio (tattile, visivo o anche solo mentale),
essa reagisce alla produzione di alcune sostanze chimiche e si
rilascia.
L’aumento
progressivo della pressione del sangue e il rilassamento della
muscolatura consentono l’inturgidimento e l’ingrossamento
del pene. Nella fase di riposo del pene, invece, la muscolatura
è contratta, le arterie sono ridotte di calibro e convogliano
poco sangue per cui gli spazi vascolari del tessuto erettile
sono quasi vuoti.
In
cosa consiste
La rigidometria, come si intuisce dal nome, è un semplice esame
in grado di valutare se ci sono episodi di erezione, quando
durano, quanto sono frequenti, quale grado di rigidità o
tumescenza raggiunge il pene.
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In
questo modo l’andrologo può scoprire se è presente una
disfunzione erettile di tipo organico e, di conseguenza
prescrivere ulteriori accertamenti ed eventuali cure adeguate.
-
L’esame
può essere fatto da ogni uomo, a patto che non abbia lesioni
al pene o malattie della pelle, perché altrimenti
l’applicazione degli anelli che servono per misurare le
erezioni risulterebbe fastidiosa e fonte di irritazioni.
Come
si fa
La rigidometria si avvale di un
microcomputer che rileva la presenza, al frequenza, la durata
delle erezioni e la percentuale di rigidità e di tumescenza del
pene, grazie a due anelli monouso in tessuto da applicare al pene:
uno alla base e uno all’apice. Premendo un bottone questi anelli
si autocalibrano stringendosi sul pene, ovviamente in modo del
tutto indolore.
La
preparazione
Prima dell’esame è importante non bere caffeina, alcolici, non
assumere tranquillanti o psicofarmaci, perché sono tutte sostanze
che possono alterare l’esito dell’esame.
Lo
svolgimento
Lo specialista andrologo sceglierà, in base alle necessità
emerse durante il colloquio, il modo in cui fare l’esame, cioè
se farlo svolgere autonomamente a casa oppure in ambulatorio. In
entrambi i casi i risultati sono affidabili.
A
casa
In questo caso l’esame va fatto durante il sonno (non a caso si
parla anche di nocturnal penile tumescence, N.P.T.), per valutare
la presenza, la consistenza e la durata delle erezioni spontanee
che avvengono durante la fase R.E.M. (rapid eye movements) del
sonno.
Si
riceve dal medico un microcomputer portatile. Prima di coricarsi
bisogna applicare i due anelli al pene. Non fanno male e possono
essere tolti se si deve andare alla toilette. Se sono troppo
fastidiosi possono comunque essere agevolmente tolti (se non si
riesce c’è comunque un pulsante di emergenza che li stacca
autonomamente). Una volta pronti bisogna accendere il
microcomputer che comincia a registrare. Lo si spegnerà al
risveglio (e ovviamente se si va alla toilette). Non si devono
avere rapporti durante l’esame. L’esame va ripetuto per 3
notti di seguito perché, in genere, la prima notte i risultati
risultano alterati dall’ansia dell’esame. Infine il
microcomputer va consegnato al medico che, tramite la
visualizzazione del tracciato mediante computer,
leggerà e interpreterà la registrazione effettuata.
In
ambulatorio
In questo caso l’esame, chiamato anche rigiscan test, dura circa
un’ora. All’uomo sdraiato sul lettino viene applicato il
microcomputer. Quindi, si iniettano farmaci in grado di indurre
l’erezione del pene (prostaglandine) e, a questo punto, si
inizia a valutare il turgore, la rigidità e il tempo di risposta
erettiva del pene. Eventualmente possono anche venir proiettate
immagini erotiche per stimolare l’erezione. In questo caso,
anche per tutela della privacy, l’uomo viene lasciato solo nella
stanza.
Quanto
costa
La
rigidometria può essere svolta col Servizio Sanitario Nazionale,
al costo di un ticket di circa 46 euro. Privatamente, invece,
varia tra i 200 euro (nel caso del
Rigiscan test) e i 1000 euro (nel caso dell’NPT).
Per
approfondire i dati
Se dalla rigidometria è emerso che c’è un problema organico
che rende difficoltosa, insufficiente o impossibile
l’erezione, il medico ricorre, generalmente, a esami
ulteriori, per scoprire qual è questo problema:
-
l’ecocolordoppler
dinamico del pene: studio vascolare del pene in condizioni
di riposo e dopo erezione farmaco-indotta, estremamente
utile per valutare l’afflusso arterioso e il deflusso
venoso, oltre che permettere l’osservazione delle
strutture interne
-
l’elettromiografia
dei corpi cavernosi, per osservare la presenza di eventuali
alterazioni a livello nervoso.
- la
cavernosometria e cavernosografia,esami che consentono di
valutare difetti di riempimento e di deflusso del sangue dal
pene, permettendo di orientare l’eventuale terapia, medica
o chirurgica
pubblicato su FOX Uomo (n.10/ottobre 2004)
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