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Uomo
e alimentazione
"L'uomo
è ciò che mangia " (Feuerbach). A seconda di come, cosa,
quanto, quando l'uomo mangia si possono dedurre sia le sue
caratteristiche somatiche che quelle psichiche. Mangiare bene
significa aver raggiunto un equilibrio psico-fisico. Quindi è
importante una giusta
scelta dei cibi come garanzia del proprio benessere.
Gli
specialisti che si occupano di alimentazione come prevenzione e
cura del sovrappeso o dell'obesità correlata a patologie
metaboliche (dislipidemie,
diabete ) e cardiovascolari (ipertensione ), sostengono che il
problema è sempre più sentito, allargandosi a varie fasce
sociali ed entrambi i sessi. In particolare il cambiamento delle
abitudini alimentari, la sedentarietà, la presenza di cibi sempre
più ricchi di grassi e più poveri di fibre, il conseguente
rallentamento del transito intestinale e quindi la stitichezza, la
fretta, lo stress, rappresentano un problema sociale allargato.
In
particolare nell'uomo
l'accumulo adiposo si localizza principalmente al livello
addominale ed è caratterizzato dalle cosiddette "
maniglie dell'amore ". Sebbene il nome romantico, esse non
rappresentano nulla di buono; si tratti infatti di grasso
localizzato non solo esternamente, al livello di ventre e fianchi,
ma anche negli organi interni, specie nel fegato (che ad
un'ecografia può infatti risultare aumentato di volume,
brillante, steatosico, ossia imbibito di grasso), che si altera
nella sua funzione e predispone a dislipidemie e diabete, ossia a
malattie metaboliche che agiscono sulle arterie e sul microcircolo,
con rischi cardiovascolari ben più importanti del problema
estetico della cosiddetta “pancetta”; in casi più gravi può
portare anche cardiomiopatia dilatativa e scompenso cardiaco.
Quindi
la distribuzione di grasso “androide” predispone a malattie
metaboliche e cardiovascolari. Nell'interesse di prevenire prima
che curare, è sicuramente importante agire sull'abitudine
alimentari della popolazione, e sostenere l’utilità di un
regime dietetico più sano; inoltre rimarcare l'importanza
dell'attività fisica giornaliera, purché aerobica, leggera e
regolare.
Per
quanto riguarda l'alimentazione, non servono diete veloci, strane,
troppo restrittive e limitanti nella scelta dei cibi, bensì
una dieta intesa come una vera e propria educazione alimentare; la
dieta quindi dovrà tenere conto delle esigenze del paziente per
poter essere sostenibile e quindi seguita per sempre, con un reale
cambiamento delle proprie abitudini alimentari. Per questo la
dieta dovrà essere bilanciata, ossia comprendere tutti gli
alimenti, purché nella giusta misura e con pochi condimenti. Una
dieta è bilanciata quando è composta da: 15-20% proteine, 25-30%
lipidi, 55-60% glucidi; le proteine (carne, pesce, uova, formaggi
) hanno azione plastica, ossia intervengono nella costruzione dei
vari tessuti; lipidi (olio, burro, ecc. ) e glucidi, zuccheri
complessi (come pane pasta), zuccheri semplici (come miele,
marmellata, saccarosio, ecc. ) hanno una funzione energetica.
L'alimentazione
deve essere varia, semplice, leggera, e energetica, gradevole,
facilmente assimilabile, possibilmente seguendo sempre il vecchio
detto " fare colazione con un principe, pranzare con un
borghese, cenare con un mendicante ".
Dimagrire
significa perdere grasso, non muscolo o acqua e per capire se una
persona ne ha veramente bisogno è necessario eseguire sempre,
prima di iniziare una dieta, un'analisi di composizione corporea (impedenziometria),
che serve a misurare la massa magra, l'acqua, la massa cellulare
(parte metabolicamente attiva della massa muscolare, che
consumando ossigeno guida il nostro metabolismo basale, ossia il
consumo calorico giornaliero a riposo ). In tal modo, durante il
dimagrimento, l'esame mostra se il paziente sta perdendo peso nel
modo giusto, cioè senza perdita di massa muscolare e di acqua.
Anche
nello sportivo è molto utile questo esame poiché rivela se
l'alimentazione e l'allenamento sono eseguiti nel modo giusto. In
particolare la massa magra espressa chimicamente come proteine,
acqua e minerali, aumenta con una crescita e l'esercizio fisico, e
rappresenta per l’atleta un parametro importante per la
valutazione della sua performance. L'acqua è il principale
componente dei tessuti magri e il suo contenuto rispetto al peso
corporeo è 60-71%; essa varia in rapporto l'intensità fisica
espletata; sotto sforzo il contenuto di acqua può calare modo
significativo ed in tal caso l'impedenza può essere usata come
indice di alterato equilibrio idro-salino.
Bene,
tutto giusto. Può succedere però che nonostante una dieta
adeguata e prolungata e un’attività fisica intensa, permangano
ancora almeno in parte quegli antiestetici accumuli di adipe, in
particolar modo nell’uomo a livello dei fianchi e dell’addome.
Il problema dell’adiposità localizzata compare anche quando,
per svariati motivi, si cambia drasticamente stile di vita,
riducendo o cessando ogni tipo di attività fisica.
In
questi casi, “refrattari” alla dieta, ci viene in soccorso la
chirurgia estetica, mediante interventi detti di “liposcultura”.
Questa procedura consiste nell’aspirare il grasso in eccesso
mediante delle sottilissime cannule, introdotte attraverso
minuscoli fori sulla cute. Vi sono numerose varianti di tecnica,
talvolta dai nomi “esotici”, ma comunque quasi sempre efficaci
se condotte da mani esperte, ed il risultato estetico oltrechè
immediato e gradevole è anche duraturo, dato che il grasso
aspirato non si riformerà più. Se tuttavia si adotterà in
futuro uno stile di vita incongruo, quella parte di tessuto
adiposo rimanente potrà aumentare di volume (“ipertrofizzarsi”)
e vanificare in parte o del tutto i risultati raggiunti con
l’intervento, che è quindi da intendersi come un passo
importante ma non definitivo nella ricerca della nostra
“perfezione” estetica.
del
dr. Alessandro G. Littara
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