Andropausa
(chiudi
la didascalia)
Le donne non sono le uniche ad affrontare un declino
dell’attività ormonale con l’età, e anche se
l’abbassamento del testosterone non è brutale come nella
menopausa, non è privo di conseguenze sul benessere maschile.
Anche gli uomini devono ricorre a un trattamento ormonale
sostitutivo? E in quali casi?
Andropausa,
un termine inappropriato
Calo
della libido, stanchezza, aumento del rischio cardiovascolare,
irritabilità, aumento del girovita… Tutti questi sintomi,
frequenti negli uomini che si avvicinano alla cinquantina,
potrebbero nascondere un deficit di testosterone. Insomma, l’andropausa
esiste o no? Il calo ormonale riscontrabile negli uomini
intorno alla cinquantina non è uno sconvolgimento comparabile
alla menopausa, tuttavia è senza dubbio segno di un deficit di
testosterone, legato all’età. Contrariamente alla menopausa, nell’uomo
il deficit ormonale non compare brutalmente, mentre nella
donna la menopausa consiste nella scomparsa definitiva della
funzione riproduttiva ed è un arresto praticamente completo della
secrezione ovarica di estrogeni e progesterone. La
diminuzione del testosterone negli uomini
è progressiva, e consente alla maggior parte di conservare la
capacità riproduttiva fino a età molto avanzate. Al termine andropausa
andrebbe perciò preferito quello più corretto di deficit
androgenico legato all’età.
Secondo alcuni studi, la diminuzione del testosterone inizierebbe
negli uomini all’età di trent’anni, con un calo dell’1-2%
all’anno. Senza cadute brutali, questa diminuzione non
rappresenterebbe una fatalità maschile, contrariamente alla
menopausa che tocca tutte le donne; nel caso dell’uomo
intervengono fattori personali in virtù dei quali alcuni soggetti
conserveranno per tutta la vita tassi elevati di testosterone,
mentre altri avranno livelli molto ridotti. Il numero di uomini
potenzialmente coinvolti nel calo ormonale è attualmente oggetto
di varie estrapolazioni secondo le quali circa il 3.4% degli
uomini di età superiore ai 50 anni avrebbe questo problema,
contro il 20-55% della popolazione generale ultracinquantenne.
Quando
si può iniziare a pensare di avere un problema?
Il testosterone, prodotto dalle cellule di Leydig nei testicoli,
agisce su un certo numero di organi, tra i quali i muscoli, i vasi
sanguigni, il fegato, la prostata, gli organi genitali, il
cervello, le ossa, la pelle, i capelli, ecc. Quando si installano
insidiosamente, i disturbi
legati al deficit di testosterone sono difficili da dissociare
dalle manifestazioni naturali dell’invecchiamento. Secondo
gli ultimi studi disponibili, si può pensare a diagnosticare un
deficit in presenza di manifestazioni apparentemente banali che
compaiono dopo i cinquant’anni, quali:
-
disturbi
sessuali con alterazione della libido, dell’attività
sessuale, della funzione erettile e del piacere, e
un’eiaculazione giudicata insufficiente
-
sintomi
funzionali quali astenia e aumentata affaticabilità, disturbi
del sonno ma anche ipersudorazione e vampate di calore
-
modificazione
dello schema corporeo con diminuzione della massa magra
(muscoli) e della forza muscolare, aumento del grasso
viscerale, diminuzione dei peli pubici e ascellari, ipotrofia
testicolare
-
disturbi
del carattere quali irritabilità o indifferenza, perdita di
autostima, mancanza di motivazione e di combattività,
disturbi della concentrazione e della memoria a breve termine
-
osteoporosi
Di
fronte a sintomi poco caratteristici, la diagnosi può essere
fatta soprattutto sulla concordanza dei sintomi, e solo un bilancio
ormonale eseguito in laboratorio la può confermare. Ma anche
qui, resta il problema che non è facile determinare il valore di
soglia del testosterone al di là del quale il trattamento si
impone. Il valore di testosterone sufficiente a mantenere la
libido o il tessuto muscolare può infatti variare da un uomo
all’altro. (chiudi
la didascalia)