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Quando
il trattamento con la procreazione assistita fallisce
Il tentativo di curare l’infertilità è un grande impegno in
termini di tempo, di denaro e di energia emotiva. Talvolta, quando
la cura continua per mesi e mesi, tecnica dopo tecnica, può
diventare difficile capire quando è ora di fermarsi. Alcuni
pazienti possono per esempio convincersi che il successo è
proprio dietro l’angolo, con il prossimo ciclo o il prossimo
intervento…
Quando
fermarsi
Ovviamente non si tratta di una decisione semplice: ogni coppia ha
la sua storia, e la difficile decisione di interrompere il
trattamento verrà presa per ragioni diverse, di solito
all’interno di questo possibile scenario:
1.
le indagini preliminari rivelano che il trattamento o la
gravidanza sono impossibili o sconsigliabili
a causa di:
-
assenza
di elementi biologici necessari a iniziare la stimolazione del
paziente (disturbi ovarici non trattabili, premenopausa,
patologia incompatibile con il trattamento, assunzione cronica
di farmaci, malattia genetica o problemi cromosomici)
-
malformazione
uterina, malattia grave, assunzione cronica di farmaci
incompatibili con la gravidanza
-
psicologia
della coppia: instabilità o assenza di obiettivi comuni
indispensabili a iniziare il trattamento
-
la
coppia non può permettersi il trattamento
2.
il trattamento viene
interrotto per queste ragioni:
-
elementi
inaspettati quali la diagnosi di una sterilità incurabile o
incontrollabile quale endometriosi grave, alterazioni
genetiche, azoospermia secretiva, e così via
-
problemi
medici non chiaramente identificati all’inizio del
trattamento ma che diventano evidenti durante il trattamento,
quali risposta ovarica inadeguata alla stimolazione, sperma di
cattiva qualità, emergere di una malattia concomitante
-
psicologia
della coppia: gli obiettivi che garantivano la stabilità
della coppia sono disturbati o modificati dal trattamento
3.
interruzione dopo il
trattamento non riuscito:
-
fallimenti
ripetuti del trattamento, senza cause evidenti
-
la
prognosi è notevolmente peggiorata dai continui fallimenti
del trattamento
-
la
coppia è demotivata dai continui fallimenti
-
ci
si rende conto che tutte le possibilità sono già state
esplorate
-
la
coppia è incapace o non desidera investire ulteriormente in
altri trattamenti
Cercare
aiuto
Come abbiamo
detto, l’investimento nella riproduzione assistita è oneroso in
termini di tempo, di denaro, ma soprattutto in termini di stress
emotivo. Alcuni centri offrono aiuto e supporto anche quando un
trattamento è fallito: in questo caso, il counseling
consiste in una serie di incontri tra uno psicologo e uno o
entrambi i membri della coppia. Durante questi incontri, lo
psicologo incoraggia i pazienti a parlare liberamente delle
proprie emozioni riguardo all’infertilità e al trattamento,
poiché uno degli obiettivi consiste proprio nell’aiutare i
pazienti a sviluppare risorse personali e a migliorare il modo in
cui i membri della coppia si sostengono a vicenda. Il fallimento
del trattamento è sempre un grande problema psicologico,
indipendentemente dalla preparazione psicologica precedente.
Purtroppo, molte coppie sono riluttanti a chiedere aiuto in questa
fase, spesso per il timore di aumentare le emozioni negative,
mentre molte tendono a iniziare immediatamente un
nuovo trattamento per l’incapacità di affrontare il
fallimento, innescando così un circolo vizioso negativo. Le
reazioni emotive al fallimento del trattamento possono passare
dalla tristezza alla delusione, dalla rabbia alla ribellione, ma
anche attraverso fasi di profonda confusione e di panico.
L’intensità delle reazioni emotive dipende, tra l’altro, da
questi fattori:
-
la
capacità individuale di far fronte a un’esperienza negativa
-
la
qualità della relazione di coppia
-
il
supporto della famiglia e degli amici
-
la
storia medica precedente
-
il
supporto dell’équipe medica
-
le
prospettive individuali per il futuro, la presenza o
l’assenza di altri progetti di vita, e così via
Il
dispiacere e la delusione successivi all’insuccesso del
trattamento possono rendere difficile l’accesso alle proprie
risorse emotive: le coppie possono finire per trascurare proprio
gli altri aspetti della vita che sarebbero loro di maggior
conforto, come le altre relazioni, l’impegno professionale, gli
amici, i legami familiari, e così via. Il supporto psicologico
aiuta i pazienti ad ammettere i propri sentimenti negativi e a
vedere le opzioni disponibili con maggior chiarezza, sia che la
coppia decida di proseguire il trattamento, sia che decida di
intraprendere una strada completamente diversa. L’adattamento
all’insuccesso del trattamento e la capacità di incorporare
questa esperienza nella propria vita sono passi essenziali per la
felicità futura, e il counseling
psicologico può essere di grande aiuto in questo senso,
soprattutto per quelle coppie in cui si evita di parlare del
problema per non ferire il partner: essere in grado di esprimere
le proprie sensazioni liberamente può essere invece un ottimo
modo per riavvicinare la coppia ed evitare malintesi, esprimere il
dolore, accettarlo e guardare avanti. Per dire la verità molte
coppie rifiutano il counseling psicologico e preferirebbero che il
medico stesso o l’equipe fornisca gli strumenti per affrontare
il problema. In alcuni centri ci sono medici dotati di particolare
sensibilità, che si occupano anche dell’emotività legata al
trattamento terapeutico.
L’adozione
Quando uno o più cicli di fecondazione assistita non hanno
prodotto alcun risultato e la coppia decide di rinunciare a
ulteriori tentativi, essa deve necessariamente attraversare un
periodo di lutto emotivo per il bambino biologico. Solo quando
questo passaggio è stato completato, la coppia sarà emotivamente
pronta a considerare l’adozione come un’alternativa
all’infertilità. L’adozione è infatti una grande sfida umana
che merita di essere preparata e pianificata con molta cura, per
esempio sarà importante che la coppia comprenda in pieno il
processo di adozione, sia in grado di immaginare il bambino
adottato e ciò che esso rappresenta in relazione al bambino
biologico che non ci sarà, sia in grado di valutare la propria
capacità di immaginare i bisogni del bambino - dopo essersi
concentrata su se stessa così a lungo - sia capace di valutare la
relazione di coppia dopo un periodo stressante magari anche molto
prolungato, sia disposta a discutere con eventuali altri figli
biologici già presenti l’arrivo di un nuovo fratellino o di una
sorellina, sia capace di tollerare un eventuale rifiuto o di
affrontare l’impossibilità oggettiva di vedersi affidare un
bambino, e soprattutto, sia capace di capire che l’adozione è
una relazione a due vie: anche il bambino deve adottare i suoi
nuovi genitori…
La
vita senza figli
La decisione di interrompere per sempre il trattamento
dell’infertilità comporta la fine della speranza di avere un
figlio biologico – una speranza che spesso dà significato alla
vita. Per alcune coppie, questa decisione coinciderà con una
grande crisi, dalla quale potranno uscire più facilmente se
saranno di capaci di reinvestire nella relazione di coppia in sé,
nella vita sessuale, nella capacità di sviluppare altri progetti
per il futuro, di riscoprire attività abbandonate (sport, musica,
viaggi, e così via), di riannodare amicizie trascurate. Una volta
consolidate le basi della ripresa, la coppia si potrà orientare
in direzione di altri progetti di vita, come l’avere un bambino
in un altro modo attraverso l’adozione, l’affido temporaneo o
l’adozione a distanza, nell’estendere la propria attenzione a
tutta la famiglia esistente, recuperando rapporti familiari
abbandonati, dedicando più tempo e attenzioni ai nipotini, o
prendendosi cura dei membri più anziani della famiglia.
L’investimento nella vita professionale, per esempio riprendendo
studi interrotti, lavorando attivamente per la propria carriera e
per la propria formazione, così come gli investimenti nel
sociale, sia esso volontariato, associazioni locali, lavoro per
cause umanitaria o impegno politico, sono altrettanti mezzi per
riprogettare validamente se stessi e ricominciare a vivere.
Non
ci sono prove che le coppie senza figli siano meno felici o
stabili nel lungo termine rispetto alle coppie che hanno fondato
una famiglia vera e propria, mentre secondo uno studio di Human
Fertility (2000), anche a distanza di anni dall’interruzione
del trattamento e dopo aver pienamente rinunciato al progetto di
avere un figlio, molte donne soffrono ancora del trauma del
trattamento e della mancanza di figli. Molte coppie scelgono di
non avere bambini e trovano questo fatto irrilevante rispetto alla
possibilità di creare un rapporto stabile e soddisfacente; le
coppie infertili non hanno questa scelta, e quando le opzioni
terapeutiche non portano il risultato voluto, si trovano ad
attraversare momenti difficili. Ma se i partner riescono a
elaborare il loro problema, se riescono ad accettare la situazione
e a guardare agli altri aspetti importanti della vita, per loro si
possono schiudere nuovi scenari, o come ha scritto Joseph Campbell,
“a volte dobbiamo voler rinunciare alla vita che avevamo
pianificato per ottenere la vita che ci aspetta”.
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