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La sessualità nell'antica Grecia
La sociologia sessuale, nella civiltà greca, è caratterizzata dal sorprendente contrasto tra mitologia e realtà. Nella mitologia la vita sessuale è intensa: dee, semidee e donne decidono il destino degli stati e degli uomini con il loro fascino e i loro intrighi. Nella Grecia conosciuta attraverso la storia, le donne sono invece tutte madri ammirevoli nella scettica e autoritaria Sparta,  o custodi del focolare nella dissoluta e democratica Atene. L'uomo è certo attratto dalle sacerdotesse dell'amore, ma il loro ruolo è stato senza dubbio sopravvalutato. È probabile che le descrizioni di carattere sessuale di cui la mitologia greca abbonda corrispondano perciò a voglie e desideri inconsci che la vita reale non consentiva di soddisfare. L'evoluzione sociale concernente il sesso nella Grecia storica comincia, proprio come nella mitologia, da un'evocazione della lotta fra le donne e gli uomini per il potere: lotta dell'esercito regolare contro le Amazzoni, che la leggenda rappresenta prive di seno, quindi auto-mutilate per combattere meglio. Queste donne soldato, caste durante la guerra e dissolute in tempo di pace, dovevano affidare i figli a nutrici professioniste che seguivano l'esercito. Vinte infine dall'esercito regolare, esse fuggono per mare. Malgrado questo episodio, malgrado il fatto innegabile che per i greci non esiste un sesso debole per natura, i soldati in Grecia restano uomini, e agli uomini spetta l'autorità nella famiglia, il potere di comandare nella politica, l'organizzazione stessa nella società, e tutto quanto concerne il sesso. Quest'organizzazione prevede la distinzione tra un livello familiare, nel quale la sessualità è socialmente indirizzata, e un livello di rapporti extraconiugali, nei quali la sessualità è orientata verso il piacere.

Ad Atene i matrimoni erano celebrati tra persone non molto giovani, poiché spesso regolarizzavano libere unioni. Nel matrimonio l'uomo è padrone assoluto e può riconoscere o rifiutare il figlio; le mogli conducono vita ritirata. Il matrimonio è un'istituzione sociale, mentre il rapporto sessuale e affettivo è ricercato di fuori della famiglia, presso le cortigiane. Questo spiega le frequenti nevrosi familiari descritte in numerose commedie, e l'immagine della moglie bisbetica e aggressiva, il cui modello è la moglie di Socrate. Questa nevrosi delle donne è così definita da Ippocrate: l'utero, se non è impregnato dallo sperma abbastanza frequentemente, provoca un reflusso sanguigno nel resto del corpo e dà origine a quella malattia chiamata isteria, che si guarisce con il matrimonio e i rapporti sessuali. La promiscuità sessuale, le cortigiane, la pederastia, l'omosessualità femminile, ecc., cioè questa pansessualità che impregna la storia greca sembra quasi simbolizzata dalla religione dell'epoca: ogni atteggiamento sessuale assunto dagli uomini si ritrova nel comportamento di uno o più dei dell'Olimpo.

Certamente, secondo una concezione freudiana, si potrebbe vedere in tutto questo un'indebita generalizzazione del principio del piacere, e si potrebbe affermare che la Grecia l'abbia pagata con la decadenza politica. Ma d'altra parte, si deve riconoscere che questa pansessualità ha facilitato, attraverso tutti i suoi aspetti artistici e letterari, la diffusione della cultura ellenica. In secondo luogo si deve notare il contrasto tra l'atteggiamento spartano, remissivo, e l'atteggiamento ateniese, democratico e permissivo. Il primo ha portato la decadenza economica e alla sterilizzazione della cultura; il secondo che, com'abbiamo già detto, favoriva la cultura e l'aumento della popolazione, ha alla fine portato all'unione delle classi sociali e alla creazione di misure collettive di protezione per la famiglia e la società.

pagina aggiornata a venerdì 28 febbraio 2014
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