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Chi dice "padre" dice...
Una piccola riflessione sulla paternità e sulla sua importanza decisiva per il futuro dei nostri figli.

Quando noi diciamo ‘ padre’ non intendiamo solamente la figura fisica del genitore, ma una molteplicità immensa di significati e di identificazioni. Il padre è innanzitutto il genitore, del quale il bambino deve conoscere l’esistenza e l’identità anche se non lo ha mai visto. Ma il padre è anche il marito o il compagno della madre o chiunque, di sesso maschile, si occupi della crescita del bambino. Infine, ed è questa la sua funzione più importante, il padre incarna l’istanza paterna, quell’immagine simbolica che il bambino deve interiorizzare per poter costruire la sua immagine interiore del padre, cioè del posto che questi occupa e delle funzioni che riveste.

L’importanza del riconoscimento
Il padre sancisce la virilità del figlio, ne conferma l’identità maschile e gli insegna la fierezza dell’essere uomo: parlandogli, trasmettendogli informazioni, svolgendo con lui attività ‘maschili’, accogliendolo nel ‘mondo degli uomini’ .Inoltre, il padre è quello che la madre definisce come tale e del quale trasmette, attraverso atteggiamenti e discorsi, un giudizio: l’immagine che il bambino piccolo ha del padre dipenderà moltissimo da quella veicolata dalla madre, che contribuirà in modo decisivo per il bambino alla formazione del ‘padre interiore’ ricordandone le parole quando il padre è assente, anticipandone l’arrivo, citandone le opinioni.

Una nuova generazione di padri  
Molti studi sono stati condotti di recente sull’influenza della presenza fisica e attiva dei padri con i figli più piccoli, e tutti hanno dimostrato che questa presenza prepara i bambini più efficacemente e più rapidamente ad affrontare il mondo esterno di quanto farebbe la madre da sola. I bambini che hanno un padre molto presente sarebbero in grado di  “cavarsela” da soli, di farsi riconoscere e accettare in un gruppo di bambini e di integrare le regole della vita collettiva molto più in fretta. Il padre incita il bambino ad adattarsi alla novità, con la sua tendenza a incoraggiare l’esplorazione lo prepara ad affrontare l’ignoto, e grazie alla sua inclinazione per i giochi fisici contribuisce a sensibilizzarlo al rispetto delle regole e dell’avversario. I “nuovi padri” eserciterebbero quindi un’azione dinamizzante fin dai primi anni della vita del bambino, aiutandolo a collegare l’affermazione di sé nella famiglia e l’affermazione di sé all’esterno della famiglia.

A cosa ‘serve’ il padre?
A orientarsi e a definirsi. Il padre serve al bambino per capire da dove viene, a conoscere le sue origini e le sue radici, e a comprendere che non è solo figlio di sua madre. Spesso i bambini molto piccoli credono in un’onnipotenza materna talmente smisurata da averli prodotti da sé. La figura paterna serve quindi al bambino per introdurre quel terzo elemento che gli è indispensabile per distaccarsi dalla simbiosi con la mamma, e a relativizzarne l’onnipotenza. Insomma, è così che inizia quel sano processo di separazione e di distacco che condurrà il bambino a costruire una propria identità e una propria autonomia. Allo stesso modo, proprio il fatto che per fare un bambino è necessario un padre rende chiaro che nella vita della madre c’è stata, anche se magari per una notte sola, un’altra persona. Così il bambino capirà che il suo rapporto con la madre non potrà mai essere esclusivo.

Il rapporto a tre
Si crea così il nucleo fondamentale delle relazioni di ogni essere umano: la triangolazione io-tu-rivale. Il bambino esce dalla diade madre-figlio, che ne impedirebbe l’autonomia, per far subentrare in questa relazione il terzo elemento. Questo elemento, che si introduce per ultimo, ha però un grande potere: quello di proibire al bambino l’accesso esclusivo alla madre. E’ così che comincia per il bambino, proprio attraverso l’interdizione alla madre, l’incontro con l’autorità e la legge.

Non basta essere papà per essere padri
Per il bambino la parola del padre non è solo ‘quella del suo papà’, ma la parola del padre come entità paterna, è quindi ‘la parola di tutti i padri’. Per questo è importante che i padri sappiano essere all’altezza del ruolo e delle funzioni paterne. E per questo è importante che la parola del padre venga rispettata anche in sua assenza. Un buon padre non è un padre autoritario, né un tiranno o un dittatore. L’apprendimento avviene attraverso l’affetto e le emozioni, e non è affatto vero che un bambino sottomesso impara meglio o prima degli altri, anzi è vero il contrario. Un padre terrificante sarà in grado di esercitare sul bambino una fascinazione negativa e paralizzante che ne condizionerà il futuro in modo spesso irrimediabile. Fonte di identificazione e di autorità, ma anche riparo contenitivo e affettuoso, il padre non è un dominatore onnipotente, ma una guida autorevole, benevola e rassicurante che con l’esempio, le parole e i comportamenti condivisi trasmette al figlio tutto quello che sa riguardo all’essere uomo tra gli altri uomini.
Il padre appartiene al bambino, e non il contrario…

pagina aggiornata a venerdì 28 febbraio 2014
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