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L'epatite B
A cura del dr. Domenicantonio Comparato

Che cos'è l'epatite B?
L’epatite B è una malattia del fegato dovuta a un virus a DNA. L’epatite B è considerata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità come un problema importante di salute pubblica: circa 350.000.000 di persone nel mondo sarebbero portatrici del virus, che causa tra 1 e 2 milioni di morti ogni anno.

Il virus dell’epatite B si trasmette soprattutto per via sessuale o sanguigna: le secrezioni o liquidi biologici che consentono la trasmissione sono infatti il sangue, lo sperma, le secrezioni vaginali, probabilmente la saliva e i liquidi secreti dalle ferite. Perché vi sia trasmissione, bisogna quindi che uno di questi liquidi passi dal malato al sangue della persona sana. E’ possibile anche la trasmissione dalla madre al feto, ma un trattamento precoce con immunoglobuline, seguito dalla vaccinazione, permette di evitare la malattia. Come spesso accade, alcuni paesi sono più toccati di altri, tenuto conto delle difficoltà nel far applicare anche le più elementari regole di prevenzione e della mancanza di mezzi. L’Africa, l’Asia e il Sudamerica sono infatti i continenti più colpiti. Per evitare la contaminazione non resta che usare sistematicamente i preservativi durante i rapporti sessuali, ed evitare lo scambio di siringhe usate. Se si convive con un malato di epatite B, è buona regola evitare lo scambio di oggetti che possono entrare in contatto con il sangue, come lo spazzolino da denti, il rasoio, la forbicina per le unghie, materiale depilatorio, e così via.

L’infezione da epatite B inizia con un periodo di incubazione (in genere asintomatica) che dura circa due mesi, ma può arrivare anche a 6. Come per l’epatite A, dopo l’incubazione la fase acuta della malattia è asintomatica nel 90% dei casi. Per il restante 10%, i segni che compaiono possono essere anoressia, dolori al fegato, nausea e ingiallimento della pelle (ittero); quest’ultimo può durare un mese o anche più. In rari casi l’epatite acuta può essere particolarmente aggressiva, si parla allora di epatite fulminante, mortale nel 90% dei casi. Questo tipo di epatite richiede il trapianto del fegato.

Sulla base dei sintomi che abbiamo descritto (occorre ancora precisare però che anche nelle epatiti croniche i sintomi possono mancare del tutto), il medico oltre ad effettuare una visita accurata del paziente, richiederà una ecografia epatica ed addominale sia perché a volte il reperto ecografico del fegato “epatitico” è caratteristico e sia per escludere altre patologie addominali a volte responsabili di quadri clinici simili. A questo stadio, l’osservazione orienterà (o meno) la diagnosi in direzione di un’epatite. Domande precise permetteranno di individuare di quale tipo di epatite si tratta – virale, medicamentosa (farmacologica), alcolica, ecc. In seguito, solo gli esami complementari consentiranno di verificare che si tratti proprio di un’epatite B. I primi esami richiesti dal medico saranno uno studio dei marcatori che segnalano l’esistenza di una patologia del fegato: le transaminasi e la bilirubina. Il medico richiederà ovviamente i Markers epatite, cioè una ricerca nel sangue di anticorpi specifici e a volte degli antigeni presenti nelle più diffuse epatiti: gli anticorpi sono mezzi di difesa che l’organismo impiega contro il virus, e sono presenti in questi casi a titolo dosabile in caso di infezione. Nella epatite B si valuteranno i seguenti parametri:

  • HBsAg: è l'antigene di superficie del virus. La sua presenza indica lo stato di infezione. In caso di positività HBsAg la persona dovrà essere considerata potenzialmente infettante

  • HBsAb: è l'anticorpo contro l'antigene di superficie. La sua presenza indica protezione dall'infezione (immunizzazione). Può riscontrarsi dopo la guarigione dalla infezione, oppure dopo la vaccinazione.

  • HBcAg: è un antigene della parte centrale del virus (core), ed è l'unico marcatore che non si riscontra mai nel sangue, ma solo nelle cellule del fegato.

  • HBcAb-IgM: questo anticorpo si riscontra unicamente nelle fasi di attiva replicazione virale. Risulterà perciò positivo nelle forme acute e nelle forme croniche riacutizzate.

  • HBcAb-IgG: dopo un contatto con il virus, questo anticorpo rimane positivo per tutta la vita, per cui la sua presenza indica l'avvenuto contatto virale.

  • HBeAg: è l'antigene del nucleocapside del virus (core), e la sua presenza indica attiva replicazione virale. E’ presente nella fase iniziale delle epatiti acute ma anche in alcune forme di epatite cronica.

  • HBeAb: è l'anticorpo diretto contro l'HBeAg; purtroppo la sua presenza non impedisce il cronicizzarsi della malattia

  • HBV-DNA: è il genoma del virus, ed è indice sensibile della replicazione virale. La sua positività indica sempre attività dell'infezione. Il  portatore sano dovrà sempre essere  HBV-DNA negativo.

Transaminasi
AST/Aspartato Amino Transferasi (GOT); ALT/Alanine Amino Transferasi (GPT) L’esame avviene con un semplice prelievo del sangue. Le transaminasi sono enzimi che hanno un’attività metabolica importante all’interno delle cellule. Il loro aumento riflettere una lesione cellulare, in particolare a livello epatico, cardiaco, renale o muscolare

valori nella norma: GOT 10-40 UI/l a 37°C
valori nella norma: GPT 10-45 UI/l a 37°C
(i valori normali sono leggermente inferiori se il dosaggio è effettuato a 30°C). Valori differenti possono ottenersi in laboratori differenti.

variazioni fisiologiche e patologiche:
diminuzione: gravidanza, carenza di vitamina B6
aumento: sovrappeso, obesità (soprattutto GPT), epatite virale acuta, epatite farmacologica e tossica, ischemia epatica, attacco epatico secondario a una malattia autoimmune (lupus, poliartite reumatoide, sclerodermia…), emocromatosi, malattia di Wilson (degenerazione epatolenticolare, una rara malattia di carattere ereditario), tumori epatici, alcolismo (con cirrosi, epatite o steatosi [aumento eccessivo di grasso nel tessuto epatico, dovuto a un processo infiltrativo o degenerativo]), infarto del miocardio (soprattuto GOT), miopatie, citolisi muscolare

farmaci che possono interferire con il dosaggio: anticonvulsivanti, contraccettivi orali, farmaci epatotossici in trattamento prolungato

Bilirubina
L’esame avviene con un semplice prelievo del sangue. La bilirubina è un pigmento presente nella bile e in piccola quantità nel siero. Quando la bilirubina aumenta la sua concetrazione nel sangue, ha luogo l’ittero. La bilirubina deriva in buona parte dal metabolismo dei globuli rossi (bilirubina indiretta) e circola in parte legata alla albumina, essendo liposolubile può in caso di concetrazioni elevate superare la barriera emato encefalica ed interessare il cervello con effetti tossici. Viene in parte captata dal fegato e modificata (bilirubina diretta) ed escreta con la bile. In alcuni neonati la bilirubina indiretta può risultare notevolmente aumentata: si tratta di ittero fisiologico del neonato che in genere si autolimita spontaneamente. La bilirubina detta coniugata (o diretta) aumenta prevalentemente nelle colestasi (arresto o rallentamento del flusso della bile provocato da un ostacolo nelle vie biliari). L’insieme di bilirubina libera + bilirubina coniugata costituisce la bilirubina totale

bilirubina totale, valori nella norma

alla nascita :
1a. settimana :
2a. settimana :
3a. settimana :
4a. settimana :
>1 mese e adulti :

14 - 45 µmol /l
45 - 210 µmol /l
17 - 190 µmol /l
10 - 50 µmol /l
5 - 25 µmol /l
5 - 17 µmol /l

8 - 25 mg /l
25 - 120 mg /l
10 -110 mg /l
6 - 30 mg /l
3 - 15 mg /l
3 -10 mg /l

bilirubina libera o indiretta

adulti :

3 -12 µmol /l

2 - 7 mg /l

bilirubine coniugata o diretta

adulti :

2 - 5 µmol /l

1 -3 mg /l

L'epatite B
L’esame avviene con un semplice prelievo del sangue. Non è indispensabile essere a digiuno. Il virus dell’epatite B è responsabile di un epatite acuta o cronica, con danni al fegato più o meno importanti che possono arrivare fino alla cirrosi o al tumore del fegato. La ricerca degli anticorpi anti-V E B (Virus dell’Epatite B) consente di diagnosticare l’epatite B. Nell’esame vengono ricercati diversi tipi di anticorpi (anti-HBs, anti-HBc, anti-HBe) oltre all’antigene HBs Ag (chiamato antigene Australia) e a quello HbeAg. L’insieme di questi marcatori consente di valutare lo stato della malattia.  

risultati

Ag EBs

Ac anti-EBs

Ac anti- EBc

Ag EBe

Ac anti-EBe

inizio dell’epatite B acuta; soggetto contagioso

+

-

- poi +

+

-

convalescenza; epatite B acuta

+

-

+

-

+

fine della convalescenza

-

+

+

-

+

forma di vecchia data

-

+

+

-

+/-

soggetto vaccinato

-

+

-

-

-

epatite B cronica attiva

+

-

+

+/-

-/+

portatore cronico

+

-

+

-

+/-

In caso di epatite cronica si effettuerà una biopsia per conoscere lo stato del tessuto epatico: fibrosi, cirrosi, cancro. Il virus dell’epatite può evolvere verso la cronicità nel 10% dei casi; questo significa che il paziente sarà portatore del virus per tutta la vita, anche se non necessariamente si ammalerà. Nel restante 90% dei casi, la malattia evolve spontaneamente verso la guarigione. Questa evoluzione non è influenzata dal fatto che la fase acuta sia stata sintomatica o asintomatica. In seguito, i portatori cronici hanno circa 2 probabilità su 3 di presentare un’epatite cronica attiva, e il terzo rimanente resta invece asintomatico e fuori pericolo per tutta la vita. Una volta su due, l’epatite cronica evolve in cirrosi, la quale a sua volta può evolvere e trasformarsi in cancro..

Il vaccino: perché, per chi?
Contro l’epatite B esistono i vaccini, che sono efficaci e assicurano un’immunità durevole. Il richiamo deve essere effettuato ogni 10 anni. La vaccinazione è raccomandata per le persone a rischio (per esempio i medici e il personale paramedico), e per i bambini. L’epatite B è la sola malattia sessualmente trasmissibile che può essere prevenuta dal vaccino.

Epatite C: il trattamento che cambierà tutto
I trattamenti attuali sono basati sull’associazione di due componenti, l’interferone e la ribavirina. Forme sempre più potenti di queste molecole consentono di guarire molti malati, ma i risultati non sono ancora sufficienti, perché se permettono di guarire l’80% dei malati affetti da un tipo di virus, curano solo il 50% di quelli malati degli altri tipi. La soluzione viene da una nuova molecola, l’antiproteasi, in grado di bloccare alcuni enzimi del virus impedendogli di moltiplicarsi una volta che è entrato nella cellula. I risultati ottenuti sui primi 41 pazienti dimostrano che il composto è capace di diluire da 100 a 1000 volte la concentrazione del virus nel sangue. La sperimentazione sull’uomo è agli inizi, ma i risultati sono incoraggianti. Il rischio, come per il virus dell’AIDS, è rapprsentato dalla comparsa delle resistenze. Oltrettutto, l’antiproteasi in questione è difficile da produrre, e ci vorranno perciò ancora molti anni prima che sia disponibile in grande scala. Nel frattempo un’azienda farmaceutica belga ha messo a punto un nuovo vaccino, che sperimentato su 24 pazienti ha arrestato la progressione delle aggressioni al fegato, anche se non ha diminuito la carica virale. (Fonte: New Scientist, novembre 2002)

pagina aggiornata a venerdì 28 febbraio 2014
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