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/ Disfunzione erettile: il ruolo della donna
Un
piccolo grande aiuto
Cosa
può fare la donna in questi frangenti? Sicuramente mostrarsi
comprensiva ed empatica, e restare all’ascolto del
compagno.Trovare le parole giuste per rassicurarlo ricordandogli
che la sessualità non si limita alla penetrazione, ma può
trovare una nuova dimensione durante i preliminari. Riassumendo,
sdrammatizzare senza rimettere in questione la virilità. E senza
colpevolizzarsi, il sex-appeal femminile non è in questione!
Evitare di mettere l’uomo sotto pressione moltiplicando gli
assalti ma piuttosto invitarlo a scoprire altre vie in direzione
del piacere, confortandolo sulla persistenza del proprio
desiderio.
Desiderio,
stimolo ed erezione
La maggior parte delle erezioni è provocata da una
stimolazione: può trattarsi di uno stimolo puramente
psicologico - il desiderio o interesse sessuale, che è in qualche
modo l’appetito del sesso. Il desiderio a sua volta può essere
spontaneo provocato da stimolazioni psicologiche - la
vicinanza della donna che si ama, pensieri eccitanti o fantasmi,
letture erotiche… - o sensoriali - visione di una donna
seducente o di immagini eccitanti, suoni, odori, percezione
tattile del corpo dell’altra. Anche la stimolazione fisica può
ovviamente indurre l’erezione attraverso un meccanismo riflesso.
Tuttavia, alcune erezioni sono dette spontanee, nella
misura in cui si manifestano a prescindere da qualsiasi
stimolazione cosciente. In particolare, si tratta delle erezioni
che compaiono durante il sonno e al risveglio, soprattutto quando
la vescica è piena. In risposta a queste diverse stimolazioni,
l’organismo invia dei messaggi attraverso il midollo spinale ai
nervi connessi alle arterie che alimentano il pene e soprattutto
ai corpi cavernosi, che rappresentano il supporto dell’erezione.
I corpi cavernosi operano come spugne che si contraggono,
impedendo al sangue di penetrarvi e di gonfiarli (stadio della
flaccidità), o al contrario si rilassano, in funzione
dell’ordine impartito dal sistema nervoso in risposta alla
stimolazione sessuale fisica o tattile. In questo caso, i
capillari sinusoidali e le arterie si dilatano e si riempiono di
sangue, provocando un aumento di volume del pene (tumescenza).
Perché sia presente la rigidità, bisogna tuttavia che la
pressione intracavernosa aumenti ancora, mettendo sotto tensione
la tunica albuginea. Questo effetto può essere ottenuto solo a
condizione di una soppressione del reflusso di sangue dal pene,
che avviene attraverso i vasi di drenaggio. E’ richiesto perciò
un completo rilassamento delle fibre muscolari che tappezzano gli
spazi sinusoidali. Questi ultimi si dilateranno al massimo,
schiacciando le vene di drenaggio contro la tunica albuginea,
impedendo la fuoriuscita del sangue venoso proprio grazie a questo
meccanismo di compressione. L’erezione si manterrà fino al
raggiungimento dell’eiaculazione, o fino a quando l’interesse
per il sesso non diminuisce. In questo caso il processo si
inverte, i corpi cavernosi si contraggono e il pene ritorna
flaccido. Perché l’uomo possa ottenere una nuova erezione sarà
necessario un certo lasso di tempo, detto periodo refrattario,
variabile da un uomo all’altro e direttamente proporzionale
all’età.

Che
il disturbo erettile abbia una origine organica o psicologica,
pochi uomini e poche coppie restano insensibili all’inevitabile
degrado della loro vita sessuale. La reazione maschile alla
frustrazione che ne risulta, unita a quella della partner,
perturba il contesto nel quale viene vissuta la relazione sessuale
e rinforza il disturbo.
In virtù del condizionamento socioculturale che assimila la
virilità alla performance sessuale, l’uomo vittima dei
problemi erettili tende a rimettersi in questione, a provare una
sensazione di fallimento che a sua volta provoca vergogna,
autosvalutazione e talvolta persino senso di colpa. L’uomo teme
di fallire ancora, ed evita perciò qualsiasi contatto sessuale
che potrebbe diventare frustrante. La sua sessualità non è più
governata dalla ricerca della relazione e del piacere, ma diventa
un compito da eseguire, una prova della virilità recuperata. Il
risultato di questo percorso è spesso un timore paralizzante del
fallimento, la tendenza a osservarsi durante il rapporto e
l’attuazione di una serie di sforzi per controllare mentalmente
l’erezione. Queste reazioni danneggiano notevolmente la
sessualità; in particolare, l’attività eccessiva del sistema
nervoso simpatico che induce questo stress inibisce l’erezione,
contraendo i muscoli lisci delle arterie e dei corpi cavernosi, e
accelerando inoltre l’eiaculazione.

Non
è raro che i disturbi erettili si riflettano sulla qualità della
vita di coppia. Il meccanismo è noto: poiché l’uomo
tende a dimenticare che per la donna il suo disturbo può essere
fonte di una frustrazione affettiva, oltre che sessuale, temendo
di eccitare la compagna senza poi poterla soddisfare evita
qualsiasi contatto fisico, qualsiasi dimostrazione di tenerezza e
tutte le situazioni di intimità che potrebbero condurre a un atto
sessuale. Risultato: la donna finirà per sentirsi ignorata e poco
amata. Interpretando a torto i problemi dell’uomo come mancanza
di desiderio per lei, la donna potrebbe interrogarsi sulle sue
capacità seduttive, finendo per sentirsi ferita nella propria
femminilità. Il malinteso che risulta dalla mancanza di dialogo
può indurre in questo stadio a reazioni molto negative nelle
donne: gelosia, collera, minacce, evitamento del rapporto. Appare
perciò evidente come anche perturbazioni moderate
dell’erezione, risultanti da un’anomalia organica minore o da
un’indisposizione passeggera, possono condurre a disturbi
completi dell’erezione se si manifestano in uomini o in coppie
predisposti, più fragili della media, o durante un periodo nel
quale l’uomo è reso vulnerabile da altri attentati alla sua
virilità, come la sterilità, la malattia, l’invalidità, la
perdita del posto di lavoro, oppure una crisi di coppia già in
atto. Il circolo vizioso può allora essere più che
sufficiente a mantenere un disturbo erettile anche quando la causa
iniziale è scomparsa.
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