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Orchidopessi
La terapia del criptorchidismo
si prefigge di riportare
il testicolo o i testicoli nello scroto, dal momento che la
ritenzione testicolare predispone alla degenerazione
neoplastica della gonade ed all’arresto
della spermatogenesi. Nel testicolo criptorchide la
spermatogenesi appare compromessa già dal secondo-terzo anno di
vita; da ciò deriva che la terapia, ormonale o chirurgica che
sia, dovrebbe essere intrapresa prima del terzo anno, al fine di
proteggere la futura fertilità del soggetto che ne è affetto. In
questi ultimi anni è stato dimostrato che anche per i testicoli
criptorchidi unilaterali esistono buone possibilità di successo
con la sola terapia medica. Nella descrizione della terapia
chirurgica divideremo le ritenzioni in basse o alte e, ancora, in
ritenzioni del canale
inguinale ed intraddominali. Esistono diversi interventi
chirurgici per il criptorchidismo basso, che differiscono fra loro
spesso solo per i dettagli e per la tecnica di fissaggio del
testicolo nello scroto. L’atteggiamento del chirurgo di fronte
ad un criptorchidismo alto è in relazione all’età del
paziente.
L’orchiectomia
si impone solo nei pazienti adulti,
dato l’elevato rischio di cancerizzazione, quando ci si trovi di
fronte ad un criptorchidismo monolaterale. In tutti gli altri casi
il testicolo dovrà essere riportato nello scroto. Alcune volte la
sufficiente lunghezza del dotto deferente dei vasi consente di
riportare il testicolo nell’emiscoto senza successiva trazione
sul peduncolo. Altre volte i vasi spermatici non hanno una
lunghezza sufficiente da consentire un tale intervento. A questo
punto l’operatore può optare per un intervento
in due tempi, lasciando il testicolo in una posizione
intermedia tra la sua originale localizzazione e lo scroto,
operando nuovamente in un secondo tempo; in alternativa si può
utilizzare la tecnica di
Fowler e Stephens, che consiste nella sezione dei vasi
spermatici interni e nel posizionamento del testicolo nell’emiscroto
affidando il suo apporto arterioso alle altre arterie minori;
infine si può decidere per un autotrapianto
del testicolo, possedendo i mezzi tecnici necessari ed una
sufficiente esperienza microchirurgica. Tutte le suddette
alternative sono suscettibili di critiche. In definitiva oggi si
ritiene da più parti la validità dell’autotrapianto e pertanto
il chirurgo che si accinge ad operare un testicolo ritenuto non
palpabile dovrebbe essere preparato per operare con tecnica
microchirurgica.
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