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/ Il declino del cromosoma Y
Sotto
il profilo genetico, l’unica differenza tra donne e uomini è
che mentre loro hanno due cromosomi X, noi abbiamo un X e un Y, e
questo è sufficiente a spiegare l’enorme differenza tra i
sessi. Eppure, uno sguardo più attento al destino del
cromosoma Y rivela novità importanti.
Docente di Genetica Umana all’Università di Oxford, Bryan Sykes
è l’autore del fortunato Le sette figlie di Eva.
Le
comuni origini genetiche dell'umanità.
In Adam’s Curse, sua ultima fatica letteraria, Sykes
sostiene che l’intera esistenza umana discende dalla lotta tra i
cromosomi X (femminile) e Y (maschile) per favorire la propria
riproduzione a spese dell’altro, e conclude che come evidenzia la
sempre più diffusa infertilità maschile, il cromosoma Y è
un pasticcio genetico e si sta deteriorando così rapidamente che
nell’arco di pochi secoli i maschi della nostra specie
potrebbero estinguersi.
Mini-glossario
della terminologia impiegata in questo articolo
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DNA
mitocondriale (mtDNA).
Anche se la maggior parte del DNA è contenuto nei
cromosomi del nucleo, i mitocondri possiedono una piccola
quantità di DNA proprio, il DNA mitocondriale o mtDNA. Il
DNA mitocondiale è il materiale genetico dei mitocondri,
gli organelli che generano energia per le cellule.
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Geni
e Cromosomi.
I geni sono l’unità base dell’ereditarietà.
Consistono di un segmento di DNA, disposto in maniera
lineare lungo un cromosoma, che codifica per una proteina
specifica o per un segmento di proteina che porta a una
particolare caratteristica o funzione. Ogni persona
possiede due copie di ciascun gene, ereditate ciascuna da
un genitore. I cromosomi,
che contengono i geni, sono strutture costituite da
DNA presenti nel nucleo di una cellula. Le cellule umane
contengono in genere 46 cromosomi identificati come 23
coppie: di queste, 22 sono autosomi, e una è composta dai
cromosomi sessuali.
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Mutazione.
Alterazione strutturale permanente del DNA. Nella maggior
parte dei casi, i cambiamenti nel DNA non hanno alcun
effetto o sono dannosi, tuttavia occasionalmente una
mutazione può migliorare le probabilità di sopravvivenza
di un organismo e venire trasmessa alla sua discendenza.
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Nella
universale divisione in due sessi separati, i ruoli rispettivi
sono chiari: il sesso femminile è il custode delle uova, il
sesso maschile è il propagatore degli spermatozoi. A partire
dallo stesso pool genico dei nostri progenitori e in un
tempo relativamente breve, siamo passati dall’essere
cacciatori-raccoglitori su scala ridotta a una specie globale e
urbanizzata separata dai suoi legami con la natura. Naturalmente,
non tutti questi cambiamenti sono di segno negativo, e nessuno
vorrebbe seriamente ritornare alla dura vita dei nostri avi, ma
non si può negare che la selezione sessuale, che agisce
attraverso la ricchezza e il potere, ha molto disturbato
l’equilibrio tra i sessi e ha contribuito a creare le strutture
sociali patriarcali nelle quali gli uomini conquistano e
mantengono il controllo.
Il maggior beneficiario genetico di questo processo è stato il
cromosoma Y, o almeno quei cromosomi Y che sono stati capaci di
raggiungere ricchezza e potere e di moltiplicarsi oltre ogni
aspettativa, aiutati anche dalla regola comune dell’eredità
patrilineare nella quale ricchezza, proprietà, titolo e nome sono
in genere trasmessi di padre in figlio. Per ironia della sorte,
proprio il cromosoma che è assurto a simbolo del potere è intrinsecamente
instabile. Lungi dall’essere robusto e vigoroso, il simbolo
genetico del machismo si sta degradando a una velocità così
allarmante che, almeno per gli umani, l’esperienza è quasi
finita. Come molte specie prima di noi hanno perso i loro maschi,
anche il maschio umano è a rischio di estinzione.
La
selezione sessuale opera perché le donne hanno le uova (ovociti)
e gli uomini gli spermatozoi. Un’équipe di scienziati svedesi
ha raccolto i risultati di 61 ricerche separate sulla conta degli
spermatozoi (condotta su uomini senza una storia di infertilità)
tra il 1940 e il 1990, e il declino è davvero drammatico: da 50
milioni/ml del decennio 1940-50 si passa ai meno di 20 milioni/ml
del decennio 1981-1990. Il trend, naturalmente, prosegue anche
oggi. La concentrazione di spermatozoi nel liquido seminale è un
fattore maggiore nell’infertilità maschile del quale nessuno si
era veramente occupato fino a quando gli studi raccoglievano solo
i dati di uomini che si rivolgevano ai centri per la terapia
dell’infertilità. Dal 1992, anno di pubblicazione dello studio,
la ricerca si è intensificata per capire le cause di questa
preoccupante tendenza. La prima scoperta fatta degli scienziati è
che in confronto a quello di altri animali lo sperma umano è
davvero in pessime condizioni, anche partendo dalle
concentrazioni degli anni ’30 (ca. 30 milioni/ml). Una
proporzione variabile tra un terzo e la metà degli spermatozoi
della nostra specie è inoltre anatomicamente anormale, e mostra
una varietà di forme che gli impediscono di nuotare nella
direzione giusta. Quando iniziarono a essere disponibili studi più
ampi sull’infertilità maschile emersero delle cause chiare, tra
le quali l’effetto della temperatura dei testicoli e
l’influenza di alcuni agenti chimici quali ftalati e
pesticidi.
Il
19 giugno del 2003 la rivista Nature annunciava la quasi
completa sequenziazione del cromosoma Y umano. Come previsto,
l’operazione rivelava un paesaggio desolato intasato dai relitti
di geni attivi nel passato e ora silenziati dalle mutazioni,
ma mostrava anche un elemento del tutto inaspettato. C’erano
segni che il cromosoma Y è ancora capace di ricombinazione, ma
solo con se stesso [la ricombinazione è il processo naturale
di rottura e riunione di segmenti di DNA che produce nuove
combinazioni di geni, generando così la variazione genetica].
Tra i relitti del cromosoma Y affiora qualche segno di attività.
Si tratta di sequenze di DNA identiche in ogni direzione, come un
palindromo [il palindromo è una sequenza di caratteri che
letta a rovescio rimane identica, e.g. radar, osso, ossesso].
A differenza degli altri cromosomi nucleari, dove a ogni
generazione c’è una possibilità di cambiare partner, nel
cromosoma Y ogni gene danza in solitudine con l’immagine
speculare di se stesso. Questa particolare forma di ricombinazione
è solo il riflesso della liaison sessuale completa che
sperimentano i cromosomi normali, perciò non c’è possibilità
di nuove combinazioni di geni, non c’è protezione dagli
attacchi dei parassiti, e non c’è alcun contatto con il mondo
esterno.
Tutte
le cellule - maschili e femminili - hanno bisogno dei mitocondri,
e anche se i cromosomi nucleari hanno fatto del loro meglio per
catturare i geni mitocondriali durante l’evoluzione, alla fine
hanno imparato a tollerarsi a vicenda. I mitocondri sono fatti per
restare. Il cromosoma Y, invece, è nei pasticci. Mentre il DNA
mitocondriale è un modello di efficienza, il cromosoma Y è una
rovina genetica. Ci sono più geni nelle 16.000 basi del DNA
mitocondriale che nei 4 milioni di basi del cromosoma Y.
All’inizio della sua storia l’Y era un cromosoma rispettabile
proprio come gli altri, con una collezione di geni che facevano
ogni genere di cose utili, ma il suo destino fu deciso nel momento
in cui divenne responsabile della scelta del sesso.
Il
sesso maschile
Milioni di anni fa, un’improvvisa e casuale mutazione in uno dei
cromosomi ancestrali improvvisamente lo rese responsabile della
determinazione dello sviluppo del maschio. Ciò non significa che
prima di questa mutazione non vi fossero maschi, ma semplicemente
che il meccanismo di determinazione del sesso maschile era
innescato in un altro modo, ovvero non dal cromosoma Y [lo
sviluppo di un embrione di sesso femminile non richiede
particolari fattori, mentre perché lo sviluppo di un embrione
evolva verso il sesso maschile è necessaria la presenza del
cromosoma Y, portatore di un gene dominante specifico].
Nessuno sa quale fu la mutazione, ciò che conta è che non appena
il gene diventò responsabile della determinazione del sesso
maschile, il destino del cromosoma che lo portava fu segnato. Un
cromosoma sessuale “nuovo” non può ricombinarsi, e inizia così
il suo declino perché non può riparare il danno inflittogli
dalla mutazione. La ricombinazione ha infatti un
effetto terapeutico perché consente ai geni danneggiati di
essere riparati dai loro compagni sani sul cromosoma non
danneggiato prima di intraprendere una via diversa come
spermatozoi o uova. I cromosomi che non possono avvantaggiarsi di
questo passaggio diventano sempre più malati, e le mutazioni, che
per la maggior parte sono inevitabilmente dannose, silenziano un
gene dopo l’altro.
Il cromosoma Y è un cimitero di geni marcescenti, i cui cadaveri
sono ancora sufficientemente simili alle loro controparti attive
sul cromosoma X da essere riconosciuti dalle loro sequenze di DNA,
ma i loro resti contengono la prova della distruzione: qui qualche
base tagliata da una sezione chiave, là una variazione che
trasforma in un nonsense un’istruzione che una volta era
vitale. Senza la capacità di riparazione le mutazioni
continuano ad accumularsi, e come la faccia della luna è
ancora marchiata dai crateri creati da meteoriti caduti in milioni
di anni, i cromosomi Y non possono curare le proprie ferite. Y
è un cromosoma morente, e un giorno si estinguerà.
Il
cromosoma Y è colpito dalle mutazioni molto più di qualunque
altro cromosoma perché deve trascorrere tutta la propria vita
all’interno delle cellule degli uomini, nei loro testicoli. Le
mutazioni sono eventi casuali che hanno luogo quando, durante la
divisione delle cellule, il DNA viene copiato; in altri termini, maggiore
è il numero delle divisioni cellulari, maggiore è il
numero delle mutazioni. Come sappiamo, le cellule dei
testicoli non si fermano mai perché ogni giorno producono, anche
nella nostra epoca subfertile, milioni di spermatozoi; per fare un
esempio, il DNA di un uomo di 60 anni è stato copiato mille volte
prima di finire in uno spermatozoo pronto per l’azione. Questa
attività frenetica è ben diversa dalla placida tranquillità
dell’uovo femminile, che prima di venire rilasciato per la
fecondazione subisce solo 24 divisioni cellulari e che
indipendentemente dalla sua età biologica è stato copiato solo
due dozzine di volte tra una generazione e quella successiva.
Tutte
le divisioni della cellula uovo nelle donne terminano
all’interno dell’embrione mesi prima che nasca una bambina: la
donna conserva gli ovociti e poi, anni dopo, ne rilascia uno solo
al mese, dalla pubertà alla menopausa. I nostri geni nucleari,
con l’eccezione del cromosoma Y, ci arrivano da una miscela di
antenati materni e paterni, ciò significa che in media hanno
trascorso metà della loro vita negli avi di sesso maschile, e metà
in quelli di sesso femminile – per metà del tempo protetti
dalla calma relativa dell’ovaio, per l’altra metà
nell’atmosfera da serra dei testicoli.
I nostri mitocondri hanno avuto il passaggio più morbido in
assoluto, perché hanno trascorso tutta la loro vita nelle cellule
germinali di una lunga successione di donne, e noi sappiamo che
con solo 24 divisioni cellulari per generazione c’è poco
bisogno di copiare il DNA, tagliando così i rischi di essere
colpiti da una mutazione. Nelle ultime 100 generazioni i
mitocondri che abbiamo ereditato da nostra madre hanno
attraversato solo 2.400 divisioni cellulari potenzialmente
pericolose, contro le 500.000 del cromosoma Y. Naturalmente, non
basta la divisione cellulare a mettere in pericolo il DNA.
Se
si confronta il pacifico ambiente della cellula germinale
femminile, dove il DNA può essere trasportato alle generazioni
successive protetto dalle mutazioni, con le condizioni ostili
delle cellule germinali maschili, è chiaro che i due ambienti non
potrebbero essere più diversi. Non solo le cellule germinali
maschili devono dividersi giorno e notte per mantenere intatta la
produzione di spermatozoi, anche i loro mitocondri sono in fiamme.
All’interno degli spermatozoi i mitocondri lavorano alla massima
potenza per ricaricare di energia il flagello degli spermatozoi, e
più lavorano, più tossine producono, più aumentano i rischi di
una mutazione. Le mutazioni che colpiscono geni vitali provocano
malattie genetiche, e la ricerca ha evidenziato che queste dannose
variazioni sono da 10 a 15 volte più probabili nelle cellule
germinali maschili rispetto alle loro controparti femminili. Il
cromosoma Y non riposa mai. Non può mai godere la quiete
dell’ovocita, ed è confinato per sempre nelle cellule germinali
maschili, intrappolato all’interno di generazioni di testicoli.
Logorato dalle mutazioni e impossibilitato a ripararsi, non c’è
da stupirsi che il cromosoma Y sia in pessima forma. Quanto potrà
durare?
Bryan
Sykes
Adam’s Curse. A Future Without Men
Corgy Books
Traduzione, riduzione e adattamento a cura di androweb.it
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