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/ Le malattie della prostata
Il
ruolo del medico
L'insorgere di uno o più dei sintomi precedentemente descritti
deve indurre il paziente a consultare un medico. Lo specialista
del trattamento dei disturbi del sistema urinario, sia maschile
che femminile, è l'urologo
(uro-andrologo nel maschio). Per prima cosa il medico farà una
dettagliata anamnesi (raccolta delle notizie riguardanti malattie
personali e/o ereditarie del paziente) includendo, in particolare,
domande su eventuali disturbi della minzione. Eseguirà poi un esame
rettale: il disagio che questo esame causa è minimo e
comunque estremamente breve. Il medico potrà' apprezzare le
dimensioni, la forma, la consistenza della prostata ed eventuali
noduli. Il medico potrà richiedere, inoltre, di eseguire una
Flussometria (esame che consiste nella minzione in un recipiente
collegato con una macchina che permette di quantificare la potenza
del getto e la sua durata) o un Esame Urodinamico per valutare
l'efficienza del meccanismo vescico-uretrale). Verranno richiesti
degli esami colturali sul liquido prostatico, uretrale, vescicale
per valutare la presenza o meno di una infezione. Una ecografia
permetterà di valutare le dimensioni e la struttura della
prostata e la quantità di un eventuale residuo urinario. L'ecografia
prostatica viene eseguita con la tecnica trans-rettale che
consiste nell'introduzione, attraverso il retto, di una sonda di
materiale plastico ben lubrificata. L'esame non è doloroso e dura
pochi minuti. Nella fase terminale dell'esame l'ecografista potrà
chiedere al paziente di urinare per valutare l'ostruzione causata
dalla prostata durante la minzione. Quando alla visita rettale il
medico apprezza un nodulo, può richiedere, invece, una biopsia.
Questa viene eseguita in ambulatorio. Un ago da biopsia viene
inserito attraverso il retto nell'area sospetta in modo da poter
estrarre un gruppo di cellule che verranno esaminate dal patologo.
L'esame si conclude in pochi minuti e non è doloroso. Come
ci si prepara all’ecografia prostatica?
La sera precedente l'esame si effettua una dieta leggera e povera
di scorie (priva, cioè, di frutta, verdura e pane integrale). La
mattina si esegue un clistere di pulizia ed il paziente avrà cura
di arrivare all'esame con la vescica piena bevendo un litro di
acqua. Se lo stimolo minzionale è molto forte e non è ancora
arrivato il momento dell'esame, il paziente potrà urinare quel
poco necessario per sentirsi meglio.
Crescita della prostata
Riduzione
della velocità del flusso urinario
Quali
sono le cause dell’ipertrofia prostatica?
Eziologia
della IPB: le ipotesi principali
-
il
processo molecolare alla base dello sviluppo della IPB non è
del tutto noto, ma è fortemente condizionato dalla presenza
di androgeni e dall’età
-
sono
state formulate diverse ipotesi per spiegare la patogenesi
della IPB:
-
ipotesi
di diidrotestosterone (DHT/invecchiamento)
-
squilibrio
estrogeni-testosterone
-
teoria
dell’ossidoreduttasi
-
teoria
infiammatoria dei fattori di crescita
-
concetto
di cellule staminali
Aggravamento dei sintomi delle
basse vie urinarie e della qualità di vita
La
rimozione chirurgia dell’adenoma prostatico
L'intervento di Adenomectomia prostatica consiste nella rimozione
del tessuto adenomatoso al fine di poter migliorare la minzione.
Non c'è quindi asportazione totale della ghiandola, ma solo il
suo svuotamento. Poiché al giorno d'oggi non esiste un
trattamento medico definitivo dell'ipertrofia prostatica, l'unica
forma di trattamento radicale è quello chirurgico. Nelle forme più
lievi, invece, la terapia medica potrà dare il suo valido
contributo. Le indicazioni all'intervento vengono date quando si
manifestano uno o più dei seguenti quadri clinici:
ritenzione
acuta d'urina
-
idronefrosi
(dilatazione delle vie escretrici renali)
-
infezione
urinaria ricorrente aggravata dalla presenza di residuo
(ristagno) urinario
-
grave
ematuria (presenza di sangue nell'urina) dovuta alla prostata
congesta
-
sintomi
di ostruzione minzionale che siano fonte tale di
preoccupazione per il paziente da fargli decidere il
trattamento
-
sintomi
ostruttivi associati con un grado di instabilità vescicale
(urgenza con incontinenza)
Quando
compaiono i sintomi di
instabilità vescicale (stimoli imperiosi con perdita
involontaria di alcune gocce di urina) l'indicazione
all'intervento è assoluta. In tali condizioni l'instabilità del
muscolo detrusore della vescica potrà migliorare dopo
l'intervento di Prostatectomia nel 75% dei casi, ma nel 25% rimarrà
invariato. Ecco perché bisogna fare ogni sforzo per riconoscere
prima possibile questa condizione e rimuovere precocemente
l'ostruzione.
Watchful
Waiting e trattamento farmacologico
Se i sintomi sono sopportabili e non sono presenti
complicazioni quali un’infezione o episodi di ritenzione
urinaria (incapacità di svuotare la vescica), è possiibile attendere
e non prescrivere alcun trattamento. Ovviamente il paziente
verrà costantemente seguito (watchful waiting) con esame rettale
e PSA. Il trattamento farmacologico impiega primariamente gli alfa
bloccanti (rilassano i muscoli della vescica, in particolare
quelli che circondano l’apertura dell’uretra. Il miglioramento
è immediato, ma esistono effetti collaterali), e gli inibitori
della 5-areduttasi,
che riducono la dimensione della prostata e sono particolarmente
adatti a soggetti con ghiandole di grandi dimensioni. Nuovi
composti sono in fase di studio.
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