|
Home / Andrologia
/ Le malattie della prostata
Gli
effetti secondari dei trattamenti
Un trattamento
attivo del cancro della prostata può alterare il funzionamento
sessuale e il controllo della vescica e dell’intestino.
Tuttavia, questi effetti possono oggi venire controllati meglio
che in passato, e in genere si attenuano con il tempo. I due
principali effetti secondari provocati dal trattamento attivo del
cancro della prostata sono:
-
l’impotenza,
l’incapacità di raggiungere o mantenere l’erezione
-
l’incontinenza,
la perdita involontaria di urina
L’impotenza
Nella maggior parte dei casi, l’impotenza consecutiva al
trattamento del cancro della prostata è provocata dall’attacco
alle parti che permettono al pene di raggiungere l’erezione e di
restare eretto per un certo periodo di tempo. I nervi che
conducono i messaggi dal cervello al pene subiscono talvolta delle
lesioni quando la prostata e gli altri organi vicini vengono
eliminati per via chirurgica. Le nuove tecniche chirurgiche oggi
disponibili aiutano a prevenire questo tipo di lesioni. Anche la
radioterapia impiegata per distruggere le cellule cancerose può
attaccare quelle normali della prostata e dei tessuti che la
circondano, e con il tempo è possibile che i nervi si trasformino
in tessuti cicatriziali e che i vasi sanguigni si restringano,
provocando in tal modo dei disturbi erettili. Anche gli uomini
sottoposti a terapia ormonale possono soffrire di questo problema;
la terapia ormonale è un trattamento importante, perché riduce
la quantità di ormoni maschili che favoriscono la proliferazione
delle cellule cancerose. Tuttavia, il trattamento può anche
comportare la perdita della libido e delle difficoltà a
raggiungere o mantenere l’erezione. Gli effetti secondari
attribuibili a questo tipo di terapia scompaiono però quasi
sempre con l’arresto del trattamento. In molti casi, il
corpo si ristabilisce da sé e le funzioni sessuali ritornano
normali dopo un periodo di convalescenza. Il trattamento
dipende dai risultati. Le opzioni terapeutiche possibili sono
rapprsentate dai farmaci, dalle pompe a vuoto, dagli impianti
penieni. La perdita delle capacità sessuali è una situazione che
molti uomini accettano con grande fatica, mentre altri si adattano
più facilmente.
L’incontinenza
L’incontinenza
è una perdita involontaria di urina che può manifestarsi
all’improvviso dopo un colpo di tosse, uno sternuto, una risata
o uno sforzo fisico. In genere l’incontinenza è dovuta a un
attacco o a una irritazione delle strutture che governano
l’evacuazione dell’urina fuori dalla vescica, della vescica
stessa o dei nervi che ne regolano il controllo. Gli esami
urodinamici sono i più adatti a scoprire le ragioni
dell’incontinenza perché permettono di valutare il flusso
urinario, la quantità di urina che la vescica può contenere, la
pressione esercitata sull’uretra e la forza dei muscoli che
aprono e chiudono l’orifizio tra l’uretra e la vescica. Le
opzioni terapeutiche sono numerose: dai dispositivi esterni per le
perdite più lievi al biofeedback e agli esercizi di Kegel per
rinforzare i muscoli pelvici in caso di perdite lievi e frequenti.
I farmaci possono agire sul muscolo che apre e chiude la vescica,
ed è oggi disponibile un intervento chirurgico ad
hoc se una grave incontinenza permane per un periodo di 6-12
mesi. L’intervento consiste nella posa di una valvola che agisce
come sfintere artificiale aiutando l’uretra ad aprirsi e a
chiudersi. Il metodo è in genere molto affidabile ed efficace, ma
possono raramente presentarsi complicazioni legate a infezioni o a
problemi meccanici. È inoltre possibile iniettare agenti
“gonfianti” come il collagene nella giuntura tra l’uretra e
la vescica.
|